Mario Roggero e il nuovo crime passionnel

Shock emotivo, minuti di follia e un gesto che sfocia in tragedia: la narrazione di chi difende il gioielliere condannato a 14 anni per duplice omicidio, tentato omicidio e porto abusivo d’armi, assume una piega già sentita e piuttosto inquietante

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Immagine di Mario Roggero e il nuovo crime passionnel

Foto ANSA

Dramma dell’esasperazione (tutti i particolari in cronaca). Forse l’Ordine dei giornalisti – lo dico da non iscritto e da fautore dell’abolizione – dovrebbe stilare un Vademecum per una corretta narrazione della violenza contro i ladri. Non è difficile: basta prendere le linee guida in materia di stalking, maltrattamenti, violenze, stupro e femminicidio redatte l’anno scorso dal Coordinamento per le pari opportunità e cambiare qualche parola. Neppure tante, in verità. E’ evidente infatti che per la stampa schierata con Mario Roggero il ladricidio è il nuovo crime passionnel. Al posto del raptus dovuto al “troppo amore” o alla gelosia abbiamo lo shock emotivo provocato dall’esasperazione e dalla paura per la propria famiglia, con tanto di interviste agli psichiatri. Insomma, quei “minuti di follia” di Roggero non venivano dal nulla, erano lo sbocco fatale di una situazione intollerabile. Anche il suo gesto disperato, come si dice dei femminicidi, “ha posto fine a una relazione burrascosa” – ma con la criminalità. E a “sfociare in una tragedia” non è stata l’ultima lite, bensì l’ultima rapina. Il brav’uomo insospettabile e schivo (ma salutava sempre) che fa fuori la fidanzata o la moglie diventa il buon lavoratore e padre di famiglia che perde la testa e uccide a pistolettate quelli che volevano derubarlo. Ma le corrispondenze non si fermano qui. Le vite degli uomini uccisi sono relegate all’insignificanza, le loro storie sono a malapena raccontate – con il sottinteso che hanno provocato, che potevano aspettarselo, che non dovevano trovarsi lì – e tutti i riflettori si accendono sul dramma umano dello sparatore, che in fin dei conti era un innamorato della giustizia e dell’ordine lasciato a sé stesso da uno stato assente. Segue – tra le lettere dei lettori e sui social – il #metoo dei commercianti rapinati in tutta Italia, perché il problema, come usa dire, è sistemico. A questa allucinante campagna per riscattare il gioielliere accecato dalla passione manca ormai soltanto uno slogan. E anche qui basta cambiare una parola: “Fratello, io ti credo”.