Quella volta che Di Battista annunciò la fine del mondo

Gli scenari apocalittici da caldo estivo incontrano il (possibile) ritorno in politica dell'ex pentastellato. Di certo c'è solo che siamo fritti

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Estate o Apocalisse? Me lo domando da giorni senza trovare risposta. Ma non è per via dei miraggi da riscaldamento globale, che ormai ci fa scambiare una qualunque piazza asfaltata sotto il sole per il lago di fuoco e zolfo di Giovanni di Patmos. No, sono altri i segni dei tempi che interrogo, altra è la colonnina di mercurio che vedo salire con apprensione: parlo del ritorno – anzi: della seconda venuta – di Alessandro Di Battista, e dell’ipotesi che pianti le tende di un suo partitino simil-vannacciano ai confini del campo largo. Se ne chiacchiera molto sui giornali, e questo mi fa propendere naturalmente per il primo corno del dilemma: è l’estate, tanto più che ad affiancare l’ex animatore del villaggio vacanze è l’ex ministra Barbara Lezzi, quella dei condizionatori che fanno salire il pil.
Ogni anno va così: i cronisti non sanno bene cosa raccontare, gli opinionisti non sanno di conseguenza cosa commentare, il dibattito sulla legge elettorale non riesce a reggere da solo tutta la foliazione di politica interna e si finisce per rimpinzare pagine e pagine con voci di corridoio, scenari fantapolitici, castelli in aria congetturali, ipotetiche di secondo, terzo e quarto grado. Stampa balneare, insomma: una gloriosa tradizione nazionale, in continuità con la prima repubblica. Quanto a Dibba, bontà sua, è stato così cortese da annunciare che intende sciogliere la riserva solo dopo l’estate, dunque non minaccia di rovinarci il gioco di società. Niente di nuovo sotto il solleone, quindi. Poi però mi ricordo del mio profeta minore, il caro Massimo Bordin, e vado a rileggere un suo ispiratissimo versetto che risale al lontano giugno 2019: “La cosa incredibile è che seri editorialisti prendono sul serio il personaggio e valutano il suo ritorno come una importante variabile politica e lo trattano neanche fosse De Gaulle a Colombey les Deux Églises”. Il nostro veggente aggiungeva che un paese che dà peso al ritorno politico di Di Battista è, per questa sola ragione, un paese spacciato. Estate o Apocalisse, dunque? La seconda che hai detto.