Dal boicottaggio di Erri De Luca al patentino antifascista a Più libri più liberi. La stupidità sofogena

Cosa accade quando un ceto intellettuale costringe sistematicamente la società che lo ospita, inclusi gli altri intellettuali, a occuparsi in modo stupido di cose serie, o in modo pedante di cose stupide?  È la situazione italiana

16 GIU 26
Immagine di Dal boicottaggio di Erri De Luca al patentino antifascista a Più libri più liberi. La stupidità sofogena

Foto Ansa

Ivan Illich la chiamava “controproduttività paradossale”. È la maledizione della società industriale. Superata una certa soglia di complessità, ogni attività pensata per ottenere un fine comincia a produrre l’opposto di ciò che persegue: l’informazione disorienta i cittadini, la scuola riproduce l’ignoranza, l’accelerazione della vita fa perdere tempo, i piani urbanistici generano caos, la medicina aggrava i sintomi o ne crea di nuovi. Ebbene, credo sia giunto il momento di affiancare alla nozione di malattia iatrogena, causata dai medici, quella di stupidità sofogena, ossia generata dagli intellettuali. Qualunque cosa s’intenda per intellettuale, su un requisito minimo possiamo esser tutti d’accordo: la sua funzione sociale – sia che ne faccia una missione (il divulgatore, l’engagé, il precettore civile) sia che la ottenga senza cercarla, come sottoprodotto di un’attività disinteressata – dovrebbe esser quella di socializzare l’intelligenza, disseminarla, moltiplicarla.
Ma cosa accade quando un ceto intellettuale, o meglio la sua parte più in vista, la sua avanguardia, costringe sistematicamente la società che lo ospita, inclusi gli altri intellettuali, a occuparsi in modo stupido di cose serie, o in modo pedante di cose stupide? È la situazione italiana. Va avanti da anni, ma la controproduttività paradossale del carrozzone editorial-mediatico-festivaliero ha superato in queste settimane il livello di guardia, tra scrittori boicottati perché rifiutano di pronunciare la G-word ed editori chiamati a sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo per prender parte a una fiera. Sono casi di scuola di stupidità sofogena: costringono gli intelligenti a occuparsi di iniziative sceme, avviliscono intellettualmente la causa che vorrebbero promuovere, non danneggiano il nemico ma anzi gli offrono inopinatamente un palcoscenico su cui farsi bello, alimentano un gioco delle parti prevedibile come una scatola con pupazzo a molla (giri la manovella e spuntano i Vannacci). Alla resa dei conti, fanno perdere tempo e neuroni a tutti. Parliamo d’altro?