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Il Bi e il Ba •
Gli antisemiti woke restano sonnambuli
I nostri presunti risvegliati soffrono di frequenti e circoscritti attacchi di narcolessia. Hanno inventato test per rilevare i più impercettibili sintomi di unconscious bias, e dimostrarti che sei razzista anche se proclami di non esserlo, ma quando si tratta di antisemitismo si accontentano dell’autocertificazione
9 GIU 26

Foto LaPresse
Sento denunciare spesso – l’ultimo è stato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, intervistato dalla Stampa – l’antisemitismo woke. Proverò a dimostrare che si tratta quasi di una contraddizione in termini. Woke sta per sveglio, all’erta. Eppure, a giudicare dal pamphlet di David Baddiel (Jews don’t count, TLS Books, 2021), i nostri presunti risvegliati soffrono di frequenti e circoscritti attacchi di narcolessia. Hanno approntato test inquisitoriali per rilevare i più impercettibili sintomi di unconscious bias, e dimostrarti che sei razzista anche se proclami di non esserlo, ma quando si tratta di antisemitismo, beh, in quel caso si accontentano dell’autocertificazione. “Ho detto che i sionisti dominano il mondo e la finanza, non gli ebrei”. “Va bene, puoi passare”.
La faccenda diventa ironica (si fa per dire) quando si ricorda che il pregiudizio antiebraico aveva ispirato nel 1947 – prima addirittura della proclamazione dello Stato di Israele – un romanzo woke ante litteram, Barriera invisibile di Laura Z. Hobson (Elia Kazan ne ricaverà un film con Gregory Peck). E’ la storia di un giornalista, Philip Green, a cui hanno commissionato una serie di articoli sull’antisemitismo. Invece di affidarsi alle statistiche o alle interviste, Green sceglie l’espediente di fingersi ebreo, e documenta quelle che oggi nel gergo inclusivo si chiamerebbero “microaggressioni”: “Solo qualche scalfittura, qualche graffiatura, qualche stoccatina qua e là. Inezie. Senonché, giorno per giorno, doveva sempre registrare e accusare qualche nuova sgarberia o indelicatezza; giorno per giorno, con lento, esasperante stillicidio doveva subire un ripetuto attentato a quella parte così suscettibile di un uomo che è la sua dignità personale”. Alla fine del suo esperimento, Green apre gli occhi: “Ora vedo chiaro come una quantità di persone per bene, che ‘non sono’ antisemite, si fanno involontariamente complici e collaboratrici degli antisemiti”. Per lui, insomma, arriva il risveglio. I nostri antisemiti woke restano sonnambuli.