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Il Bi e il Ba •
Dibattiti inutili su Topolino
Dopo il licenziamento dello sceneggiatore del famoso fumetto, Roberto Gagnor, si sono srotolati sotto i miei occhi papiri di riflessioni interminabili sul fumetto contemporaneo, sul precariato nel settore creativo, sulla cancel culture, nonché paralleli con la vicenda Zerocalcare e altre beghe fresche di giornata
5 GIU 26

Foto Ansa
Metto le mani avanti e mi dico Ok boomer da solo (non escludo che la formula sia passata di moda, ma in quanto boomer sarei l’ultimo a saperlo). Il fatto è che certe cose, pur sapendole, non smettono di stupirmi. So che i fumetti sono ormai un ambito politicamente sensibile, e non solo le graphic novel impegnate: persino Topolino. Dirò di più, negli anni ho messo su una bibliotechina sul tema: In trappola col topo di Faeti, Eccetto Topolino di Gadducci, Gori e Lama, Camerata Topolino di Barbera, Come leggere Paperino di Dorfman e Mattelart. Ho anche un numero di Tuffolino, il Topolino autarchico. E poi Walt Disney lo si prende sul serio dai tempi di Gramsci e Benjamin, e da un pezzo si studia nelle università. Non ignoro neppure che il pubblico di Topolino, inteso come settimanale, non è più fatto solo di scolaretti prepuberi, e che i confini tra le età sono ormai porosi: il bambino-adulto e l’adulto-bambino condividono non pochi consumi culturali.
Fatte queste premesse, vengo alla polemica sul caso dello sceneggiatore Roberto Gagnor (che ha ragione) mandato via dal direttore di Topolino per aver risposto per le rime a qualche lettore molesto. Da ieri vedo srotolarsi sotto i miei occhi papiri di riflessioni interminabili sul fumetto contemporaneo, sul precariato nel settore creativo, sul rapporto con i lettori al tempo dei social, sulla cancel culture, sulla responsabilità dell’artista, nonché paralleli con la vicenda Zerocalcare e altre beghe fresche di giornata. Leggo tutto questo sapendo tutto quell’altro. E però. E però, io che ho smesso di leggere Topolino all’altezza della quinta elementare, mi ritrovo a pensare a una scena dei Simpson, il cartone animato che più di ogni altro ha allevato un pubblico senza età. C’è un fan stagionato di Itchy e Scratchy – il gatto e il topo cari ai bambini di Springfield – che pretende il licenziamento del responsabile di un errore tecnico nell’animazione. Homer lo incenerisce con una domanda: “Perché un adulto con una maglietta che dice ‘Genio al lavoro’ passa tutto il suo tempo a guardare un cartone per bambini?”. Lo so, me lo dico da solo: Ok boomer.