Quel dado a cento facce detto Marco Pannella

È prevedibile che nel decennale della morte le tribù disperse degli ex radicali mostreranno ciascuna la propria faccia del Pannellahedron. Ma è possibile risalire a un “minimo comun denominatore” incontestabile?

19 MAG 26
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Foto Ansa

Marco Pannella è come uno Zocchihedron, il dado a cento facce inventato da Lou Zocchi, e ognuno si sceglie la sua faccia preferita. Era così da vivo, figuriamoci adesso. È prevedibile che nel decennale della morte le tribù disperse degli ex radicali mostreranno ciascuna la propria faccia del Pannellahedron pretendendo che quella, e quella soltanto, rappresenti il “vero” Marco. Del resto, dragando il suo fiume di parole si può ripescare di tutto (non conosco un altro politico in grado di infilare in una sola frase Milton Friedman e Rosa Luxemburg senza passare per schizoide). Fatta questa premessa geometrica, propongo un esercizio di aritmetica. È possibile risalire al “minimo comun denominatore” incontestabile dei cento Pannella? Se sì, credo che si debba cercarlo nel metodo più che nel merito.
Quel poco o tanto che ho capito dei radicali in trent’anni di intermittenti frequentazioni si può riassumere in tre princìpi indissociabili. Primo, la laicità: non esistono traditori ideologici verso cui far scattare un riflesso inquisitorio. Secondo, il dialogo nonviolento: il “nemico” è qualcuno con cui cercare ostinatamente il confronto, assumendo una specie di fiducia – o meglio, di speranza – metodologica. Terzo, il rifiuto del tribalismo (nazionale, partitico, identitario) e della pretesa di derivare l’ethos dall’ethnos, i princìpi dalle appartenenze. Se dovessi poi ridurre i tre principi a un solo denominatore, sceglierei una parola prepolitica: amicizia. Mi domando quanti pellegrini, sulle tante strade della diaspora radicale, si portino ancora nella bisaccia questo insegnamento uno e trino, che dovrebbe indicare il modo pannelliano di stare dentro alle lotte contemporanee, quale che sia il fronte a cui ci si sente più vicini. A naso direi pochini. In compenso ne vedo tanti che hanno introiettato – a destra, a sinistra, altrove – le peggiori abitudini delle chiese e chiesuole in cui hanno trovato rifugio. Anche per questo è così difficile ricomporre, nella memoria, la strana e irripetibile unità del dado a cento facce detto marcopannella.