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di Guido Vitiello

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Il Bi e il Ba

Fascismo e antifascismo come "peperoni ripieni"

Parole che non sono più neanche dei "significanti vuoti", ma contenitori che ogni cucina ideologica rimpinza con la farcitura semantica di suo piacimento

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25 APR 26
Immagine di Fascismo e antifascismo come "peperoni ripieni"

Foto di Giacomo Longo/LaPresse

Quando ho letto che a Milano la fiumana del corteo del 25 Aprile si sarebbe diramata in un delta a tre bracci, destinati a sfociare in tre piazze diverse, non mi è sembrata affatto una cattiva notizia. Il corteo principale, quello generalista e “pigliatutto”, culminerà in piazza Duomo con il comizio del sindaco Sala, i putiniani tendenza Dibba del Coordinamento per la pace devieranno verso piazza San Fedele, e i fautori del “sostegno senza condizioni al popolo palestinese e alla sua Resistenza”, leggi Hamas, si raduneranno in piazza Fontana. E’ il segno che fascismo e antifascismo – per non parlare di pace – non sono nemmeno più “significanti vuoti”, parole indeterminate in grado di aggregare istanze diverse, sono tecnicamente peperoni ripieni. Ogni cucina ideologica li rimpinza con la farcitura semantica di suo piacimento, e ogni chef è convinto di sapere dove si trova, oggi, il vero fascismo, e dunque il vero antifascismo. I meno giovani obietteranno: e sai che scoperta, è sempre stato così. Non fosse che in mezzo c’è stata, e c’è, l’invasione russa dell’Ucraina, che come ha scritto il mio amatissimo vicino di casa cartacea Adriano Sofri è “uno spartiacque nella storia dell’Europa e del mondo”. L’idea che sotto l’ombrello comune dell’antifascismo possano marciare gli antifascisti per Zelensky e gli antifascisti per Putin è piuttosto oscena (come pure è un fattore di chiarezza che i nemici degli ebrei rifiutino di sfilare accanto alla Brigata ebraica). A ciascuno il suo peperone, specie se il peperone del vicino ha un ripieno troppo indigesto. Resta da capire come una contrapposizione – con Putin o contro Putin – così dilacerante da impedire che ci si raduni per poche ore in una stessa piazza, possa consentire di accamparsi per anni in una stessa maggioranza di governo, con una politica estera comune. “Rompere l’unità del fronte antifascista non è una cosa bella”, ha detto il presidente di Anpi Milano, Primo Minelli. A me pare invece una cosa bellissima. 

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