di Guido Vitiello
•
Gaza solo a portata di clic
Gli editori occidentali hanno pubblicato molto sul "conflitto intrattabile", ma spesso e volentieri gli autori non hanno mai messo piede in Palestina. Sembrano convinti che tutto quel che c’è da sapere sia disponibile online
di
23 APR 26

Foto LaPresse
Reduce da un giro in una libreria di Washington D.C., il giornalista israelo-canadese Matti Friedman ha preso atto della nascita di un nuovo genere letterario, o forse dovremmo dire un genere editoriale. Propone di battezzarlo Gazology. Friedman è un conoscitore del Medio Oriente, è stato a lungo reporter per Associated Press e opinionista del New York Times. Vivendo a Gerusalemme, a due ore di macchina dai luoghi della guerra, assicura che molti dei libri che hanno invaso gli scaffali occidentali stanno a Gaza più o meno come il ciclo di Dune sta al programma spaziale della Nasa. In un articolo pubblicato martedì da The Free Press ha preso in esame cinque autori – El Akkad, Traverso, Malm, Mishra, Beinart – i cui libri su Gaza, neanche a dirlo, hanno tutti trovato in Italia un buon editore, e stanno esposti da mesi accanto alla paccottiglia prodotta localmente (qui sul Bi e il Ba lanciammo l’idea di compilare una piccola antologia del “Gaza kitsch”). Non si tratta di reportage. Gli autori, salvo eccezioni, non hanno mai messo piede in Palestina, ma sembrano convinti che tutto quel che c’è da sapere sia a portata di clic (il topos del “genocidio in diretta social”).
A volte Gaza è solo il fondale per un autoritratto dolente, altre volte è il pretesto per una pomposa diagnosi epocale, in entrambi i casi la realtà di un conflitto intricatissimo scompare. Un’altra cosa scompare per magia: Hamas, la cui menzione è sconveniente prima di tutto sul piano drammaturgico, non consentendo di allestire il teatro allegorico del carnefice assoluto e della vittima assoluta. Cattiva letteratura e pochezza di analisi vanno sempre di conserva, ma Friedman invita a non prendere sottogamba questi libri per la loro patente mediocrità. Stanno allevando una generazione che in Gaza non vedrà solo il capitolo di una guerra, magari sbagliata o perfino criminale, ma quasi un varco metafisico, “la porta d’accesso ai meccanismi oscuri del mondo”. E sappiamo bene quale mostro s’illuderanno di trovare dietro quella porta.
Di più su questi argomenti:
il bi e il ba
di
Il Bi e il Ba
di
Il Bi e il Ba
di