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di Guido Vitiello

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Il Bi e il Ba

L'antisionismo e quell'evidente carattere antiebraico

Un viaggio nella Polonia alla fine degli anni Sessanta per scoprire le origini dell'odierno e mascherato antisemitismo

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22 APR 26
Immagine di L'antisionismo e quell'evidente carattere antiebraico

Foto di Stefano Porta/LaPresse

Tre consigli di lettura, in ordine crescente di lunghezza, a seconda del tempo libero che avete a disposizione. Il primo: domenica lo storico Michele Sarfatti, sulla sua pagina Facebook, ha dedicato qualche riflessione alla parola “antisionista”: “Dove ho già sentito e visto questa parola nel nostro passato europeo? No, non mi riferisco all’interminabile, acceso, dibattito intraebraico. Quello è un passato ebraico. Ho scritto proprio ‘nostro passato europeo’. Ah, già, accadde nel passato di-là-dalla-cortina, che comunque era ed è passato di noi tutti”. Sarfatti riporta l’incipit di un saggio breve di Dariusz Stola, “The Anti-Zionist Campaign in Poland 1967-1968”, poche pagine che potete leggere per intero in rete (è il secondo consiglio di lettura): “Il termine ‘campagna antisionista’ è fuorviante sotto due aspetti, poiché la campagna che questo articolo analizzerà è cominciata come anti-israeliana ma si è rapidamente trasformata in una campagna antiebraica; questo evidente carattere antiebraico ne è rimasto la caratteristica distintiva.
Le parole ‘sionismo’ e ‘sionista’, ripetute in Polonia nel 1968 in centinaia di pubblicazioni di propaganda e in migliaia di incontri, non erano usate per riferirsi a una particolare forma di nazionalismo, ma erano un sostituto di ‘ebreo’ e ‘ebraico’”. E qui veniamo al terzo consiglio. Si tratta di un libro pressoché dimenticato, e aspettavo da tempo l’occasione giusta per parlarne: “La purge. Chasse au Juif en Pologne populaire”(Fayard), scritto nel 1972 dal giornalista Christian Jelen. È la cronaca di una caccia all’ebreo che aveva tutti i crismi dell’antisemitismo tradizionale, salvo uno: il nome. Jelen ricreò quell’anno terribile in un racconto polifonico fatto di articoli di giornali, discorsi di dirigenti, testimonianze delle vittime. È la lettura più istruttiva che farete quest’anno, se avete un pomeriggio libero. Se avete una mezz’ora, leggete il saggio di Stola. Se avete solo cinque minuti, visitate la pagina di Sarfatti. Mal che vada, grazie per aver dedicato trenta secondi al Bi e il Ba.

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