di Guido Vitiello
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Il campo largo, Gemini e il cliché del "prima il programma"
Ogni mattina la stessa sfida: fidarsi dell'analisi umana o affidarsi all'intelligenza artificiale. Sul campo largo e la retorica dei programmi condivisi, stavolta vince la macchina
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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:08 AM

Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein, Roberto Gualtieri durante festeggiamenti per la vittoria del No al referendum sulla giustizia (foto di Mauro Scrobogna per LaPresse)
Ogni mattina è una bella lotta, una riedizione del duello del 1996 tra lo scacchista campione del mondo Garry Kasparov e il supercomputer IBM Deep Blue. Cosa leggo, l’uomo o la macchina? Prendiamo il caso del campo largo. Scrive Michele Serra che non bisogna partire dai nomi, ma stilare un programma concordato e solo dopo fare delle primarie per decidere chi dovrà attuarlo. Gesù. Si presenta come un semplice elettore, ma parla come un partito stampato. A che servono le primarie, se la linea è già decisa da un comitato di saggi che Serra invita a chiudersi per un mese in una stanza? Tanto vale darla vinta a tavolino a Conte, l’unico che sia in grado – e non si dica che non lo ha dimostrato sul campo – di sposare letteralmente qualunque linea.
Così ho dato una chance alla macchina.
Ho chiesto a Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, di spiegarmi questa storia del “prima il programma”. Mi ha risposto che “la forza di questo cliché non sta nel suo significato letterale, ma nella sua funzione di ‘freno a mano’ verbale o di scudo retorico”. Dice che ha tre scopi. Il primo è un “patto di non belligeranza”: “È un modo elegante per dichiarare una tregua armata mentre si negozia ferocemente dietro le quinte”. Il secondo è rilanciare la retorica del “gentese”: “È una tecnica di marketing elettorale che sposta l’attenzione dalle poltrone (percepite negativamente) a una lista ipotetica di soluzioni”. Il terzo, infine, è servire da paravento: “Ironia della sorte, più la politica italiana è diventata personalizzata, più è cresciuta la necessità di ripetere il mantra del ‘programma prima di tutto’. Serve a mascherare una realtà dove il partito spesso coincide interamente con il suo capo”. Gemini mi ha fatto anche un prospettino sintetico. Dichiarazione: “Vogliamo parlare di contenuti per il bene del paese”. Realtà: “Non abbiamo ancora deciso chi deve comandare e non vogliamo ammetterlo”. Risultato: “Il programma diventa un’entità astratta, usata solo per giustificare l’attesa dei nomi”. Scacco matto.