di Guido Vitiello
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La Teoria della Grande Rana Stecchita
Sembrerebbe che la nostra società sia un organismo inerte i cui muscoli si contraggono solo se attraversati senza sosta da vigorose scosse elettriche. E la rete non è che un gigantesco sistema nervoso periferico
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16 APR 26

Foto Pixabay
Saggia come una maestra zen, Serena Sileoni sulla Stampa invita a discernere “il rumore in superficie dal suono di fondo”. L’immediatezza della comunicazione ci porta a vivere in un allarme perpetuo – ogni giorno si annuncia perentoriamente la fine di qualcosa, il tracollo irreversibile di qualcos’altro, il “niente sarà più come prima”, ma al di sotto di questi clamori le cose si muovono assai più lentamente. È vero, ma penso che ci sia anche dell’altro. La metafora del rumore in superficie mi risveglia un frivolissimo ricordo personale, che suggerisce un quadro perfino più desolante. Quando da adolescente (ero vecchio già allora) riuscivano a trascinarmi controvoglia in qualche locale chiassoso assicurandomi che lì c’era “vita”, pensavo sempre: se di colpo cessasse la musica, tutto ciò che vedrei attorno a me sarebbe una galleria di facce lugubremente annoiate che si scambiano mozziconi di banalità. Quella che i miei amici mi gabellano come “vita” non è dunque che un’illusione suscitata artificialmente dal suono ad alto volume, un fremito maniacale che increspa a fior d’acqua una distesa di piattezza catatonica. Pensavo di trovarmi in mezzo a un party popolato di rane di Galvani, clavicembali di Diderot, statue di Condorcet – un assortimento non meno surrealista del bar di Guerre stellari. Non dovevo essere una compagnia piacevolissima, lo riconosco.
Ma a ripensarci oggi, mi domando se la perenne eccitazione generata dal sensazionalismo mediatico (già il nome sembra incastonare un’eco del sensismo filosofico) non nasconda una realtà dello stesso genere. La nostra società è un organismo inerte i cui muscoli si contraggono solo se attraversati senza sosta da vigorose scosse elettriche. E la rete non è che un gigantesco sistema nervoso periferico, le cui terminazioni devono essere stimolate di continuo da archi metallici per dare, quanto meno, l’impressione esteriore della vita. Fu così che, dopo il Grosso animale di Platone e il Leviatano di Hobbes, donai al mondo la Teoria della Grande Rana Stecchita.
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