di Guido Vitiello
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L'addestramento della società agli schemi proposti dai media
La dinamica è sempre la stessa e risponde al binomio di stimolo e risposta, che ci costringe a ripetere ogni giorno lo stesso protocollo: leggere una notizia, pensare un'osservazione brillante e spendere il tutto sui social
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3 APR 26

epa11796282 A woman uses her smartphone while sitting in a cafe in Tehran, Iran, 28 December 2024. The Iranian government on 27 December 2024 unblocked Whatsapp and Google Play after two years, while the rest of the social media such as Telegram, Instagram, X and YouTube remain blocked. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Scrive Guia Soncini su Linkiesta che la Gialappa’s Band non fa più ridere come una volta, perché il suo ininterrotto commento sarcastico alle scemenze che passano in televisione è ormai “un format delle nostre giornate e nelle nostre tasche”, insomma è il modo in cui milioni di utenti qualunque passano il tempo sui social. A cosa serve, ormai, la Gialappa’s Band?
Nel lontano 1974 Hans Magnus Enzensberger, parlando dei rapporti tra istituzioni culturali e società, teorizzò l’“effetto Alka-Seltzer”. La pastiglia bianca e rugosa si scioglie lentamente nell’acqua, e può sembrare che sia scomparsa, ma non è così: “Finemente ripartita, continua a esistere sotto forma di soluzione e dispersione. La sua concentrazione è diminuita, ma in compenso ora è onnipresente”. Resta sul fondo del bicchiere “un deposito biancastro, il residuo tenace del concentrato originario”. Questo sedimento sarebbe, nel nostro caso, la Gialappa’s Band. Io vorrei però introdurre un’altra metafora, quella dell’addestramento. Perché anche quando i media hanno accantonato la pretesa di educarci, non hanno potuto fare a meno di proporci schemi ricorrenti di stimolo e risposta. Non dico che siamo topolini di Skinner condizionati con ricompense e punizioni, crocchette e scosse elettriche – peraltro, il comportamentismo è stato abbandonato da decenni negli studi sulla comunicazione. Penso piuttosto all’antica idea filosofica di habitus, cara anche ai sociologi moderni: una sorta di seconda natura acquisita con l’esercizio. Ebbene, da qualche lustro ci addestriamo ogni giorno a ripetere questo protocollo: 1- leggiamo una notizia, 2- la nostra mente corre a cercare un’osservazione brillante, 3- corriamo a spenderla in società, ovvero sui social. Qualcuno potrebbe obiettare che questa è una reazione immediata ma laterale: è ovvio che un attentato, un disastro naturale, lo scoppio di una guerra ci preoccupano seriamente. È così ovvio, davvero? Sta di fatto che per moltissimi il sarcasmo è la prima reazione. Per molti temo che sia anche l’unica.
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