di Guido Vitiello
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Per Letta, meglio Conte che niente
Mentre i riformisti tergiversano, l'ex premier sembra essere per il momento l'unico interlocutore sicuro di Enrico Letta
di
8 APR 21
Ultimo aggiornamento: 06:48 AM

(Lapresse)
Non intendo fare l’avvocato del diavolo grillino, signori della corte, semmai il controesame dei santi riformisti. Amici aureolati, dispiace anche a me che Letta sembri preferire, al momento, la Cosa di Conte alla Cosa dei liberaldemocratici. Ma dovete capirlo. Ricordate come comincia il paradosso di Newcomb? Ti mettono davanti due scatole: in una c’è un calice d’oro di medio valore, nell’altra non si sa, potrebbe esserci un ragno oppure la Gioconda. Quale scegliere? Ecco il dilemma di Letta. La Cosa di Conte è la prima scatola: magari il calice non è d’oro, è solo placcato (per parte mia non ho dubbi che sia una patacca), ma può far da base per una trattativa.
E l’altra scatola? Non c’è. Ci sono alcuni fogli di cartone con cui, eventualmente, assemblarla. Ho ascoltato venerdì il talk organizzato da Linkiesta tra i leader delle formazioni riformiste. Solo Calenda (Azione) e Bentivogli (Base) sembravano avere le idee chiare: si avvii un processo costituente per dar vita a un partito. Per il resto, da Bonino (+Europa) a Scalfarotto (Iv), prudenti quanto generici inviti a colpire uniti marciando divisi, e a federarsi per tappe (cosa che equivale, lo insegnano all’unisono mille vicende italiane, a condannare la scatola a scompaginarsi alla prima occasione). Amici, qua non ci sono santi, e soprattutto non c’è tempo: bisogna costruire la scatola. E poi, se possibile, metterci dentro la Gioconda.
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