Non rullare

Dal calcio balilla alla polarizzazione delle nostre società politiche, che ha ormai i tratti di una guerra civile fredda. Il dilemma degli anti populisti
31 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 19:32
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Mpho Mojapelo/Unsplash

Nell’inverno del 1936, rimasto ferito nei bombardamenti di Madrid, il diciassettenne Alejandro Finisterre si trovò in ospedale insieme ad altri ragazzini storpiati o mutilati che non avrebbero potuto più giocare a pallone, ed escogitò un’invenzione geniale: il futbolín, quello che da noi fu battezzato calcio balilla. Lo brevettò a Barcellona nel gennaio del 1937. Da allora le due storie – quella del biliardino e quella della guerra civile – seguirono vie diverse, salvo ricongiungersi nell’ultimo decennio. In che modo? Semplice. Il primo comandamento del biliardino è: non rullare. Chi fa vorticare l’asta come una girandola potrà anche segnare qualche gol in più, ma di fatto rende confusionario e insensato il gioco. Lo sposta, secondo la classica distinzione di Caillois, dal dominio dell’agon (la competizione regolata) a quello dell’alea e della vertigine, i dadi o la giostra.
Ebbene, la polarizzazione delle nostre società politiche, che ha ormai i tratti di una guerra civile fredda, può essere utilmente descritta così: rullatori contro non rullatori.
I rullatori – definizione assai più precisa di populisti – generano caos facendo balordaggini che nessuno aveva mai osato prima, violando regole di convivenza e fair play elementare, mandando in malora istituzioni secolari, scempiando il linguaggio pubblico, stracciando lettera e spirito del galateo costituzionale.
Il dilemma dei non rullatori è tutto qui: se non rullano, hanno paura di prendere una goleada; se rullano anche loro, accettano di fatto di giocare a un altro gioco, che può portare al ribaltamento del tavolo. Negli Stati Uniti chissà come andrà; in Italia, senza troppi drammi, rullano tutti che è una bellezza.