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di Guido Vitiello

Dai professionisti agli imperialisti dell'antimafia

Quel che conta è applicare ovunque la legge marziale, seguendo una precisa strategia di annessione semantica
di
25 FEB 20
Immagine di Dai professionisti agli imperialisti dell'antimafia

(foto LaPresse)

La marcia trionfale dei trojan, che dalla cittadella della mafia e del terrorismo vanno ora alla conquista di altri reati, con il Parlamento che chiama alla ritirata le guarnigioni a presidio del diritto, ci fa capire che non più di professionisti dell’antimafia dobbiamo parlare ormai, ma di imperialisti dell’antimafia. Non è un caso che Gaetano Insolera abbia voluto intitolare il suo nuovo libro “Declino e caduta del diritto penale liberale” (Edizioni ETS), variazione sulla grande opera di Edward Gibbon sull’impero romano. Insolera mostra come procede la guerra di conquista: “Questa la mia tesi: Antimafia è stato il laboratorio che (…) ha visto lo sviluppo di un progressivo spostamento nelle mani del potere giudiziario, con la preminente voce della magistratura requirente, delle strategie di politica criminale e delle conseguenti opzioni pernalistiche”. È lì il confine da difendere, perché tutti gli strumenti che i pm ottengono nella lotta alla mafia, prima o poi potranno usarli anche contro altri reati; ogni misura emergenziale diventa permanente, ogni eccezione regola; e il doppio binario è usato come base d’assalto al binario principale. Così come in guerra accanto alle armi c’è l’information warfare, gli imperialisti dell’antimafia hanno una strategia di annessione semantica, coadiuvati dai giornali embedded: “Antimafia come coperta da stendere su ogni fenomeno criminale che desti allarme sociale”, annota Insolera. Poco importa che poi la parola mafia non significhi più nulla; quel che conta è applicare ovunque la legge marziale.

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