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"Siamo dalla stessa parte", dice agli agenti uno studente naïf. Invece no: all'ospedale vanno sempre i poliziotti
Due domande e tante scemenze. Come ogni anno il No Meloni Day dimostra le sue contraddizioni. Se gli agenti sono i violenti, come dicono i manifestanti, perché è sempre alto il bilancio degli uomini in divisa ricoverati? E soprattutto: per che cosa, di preciso, erano in piazza gli studenti?

No Meloni Day a Torino
C'è il video di uno studente di Torino, sul sito della Stampa, mentre si avvicina agli agenti in assetto antisommossa: "Siamo dalla stessa parte, abbassate gli scudi". Un bel gesto di maturità, o di candida naïveté; certo dimostra molto più buon senso dei suoi coetanei di Napoli che, per festeggiare il No Meloni Day, sono entrati coi motorini nella palestra da poco ristrutturata di una scuola. "Sarebbe un grandissimo segnale", ha detto ai poliziotti lo studente di Torino. Peccato che ancora una volta, come ogni volta, dalle manifestazioni studentesche il grandissimo segnale che viene è anche un altro, e Torino nemmeno stavolta ha fatto differenza. La città ha dovuto chiedersi (la Stampa) chi fossero gli incappucciati che giovedì hanno devastato alcuni licei: hanno fermato anche un minorenne che vive a Zurigo. Secondo il sindacato di polizia Siulp, a metà pomeriggio, il bilancio degli scontri con gli studenti era di almeno 18 agenti feriti, i più violenti a Roma davanti al ministero dell'Istruzione e del Merito: bombe carta, petardi, bottiglie e uova. Alla stazione di Bologna bottiglie e fumogeni contro la polizia, a Torino lancio di pietre e bastoni contro gli agenti.
A Padova erano stati identificati attivisti che chattavano di armi e molotov. "Siamo dalla stessa parte", ma di chi? Chissà se il giovane volenteroso di Torino avrà prima o poi l'occasione di rispondere (rispondersi) a questa domanda essenziale. In ogni occasione di manifestazione, e non solo oggi, il bilancio si chiude con un numero alto di agenti all'ospedale. I poliziotti che secondo la cattiva retorica di politica e giornali, di prof da social come il torinese Matteo Saudino che predica "non si insorge chiedendo il permesso" sarebbero invece i violenti. L'espressione della destra repressiva al potere. Secondo i dati del Viminale nel 2025 c'è stato un preoccupante aumento delle violenze di piazza, con un bilancio ufficiale di oltre 330 poliziotti feriti durante le manifestazioni. Secondo le informazioni disponibili nel pomeriggio, nessuno studente è rimasto ferito. In Italia i poliziotti non sparano granate come in Francia. Siamo dalla stessa parte? Dalla parte innanzitutto del rispetto della legalità e dell'ordine pubblico?
C'è poi un'altra domanda, cui forse è ancora più difficile rispondere: per che cosa, di preciso, erano in piazza gli studenti? A parte il motivo più evidente – in fondo persino scusabile per dei ragazzi, ma non certo per i politici che soffiano sul fuoco del casino permanente preelettorale – e cioè il banale principio di emulazione: ehi ragazzi, guardate cosa stanno combinando in Francia, bruciamo i cassonetti anche noi! Tolta questa censurabile stupidaggine (l'abbiamo già vista con le tende tirate giù dalla soffitta dopo tre anni di letargo a casa di papà), l'agenda del No Meloni Day è un festival di titoli di repertorio: contro la scuola "razzista", cioè contro il divieto di indossare il niqab: le vostre coetanee in Afghanistan saranno fiere di voi; contro il carovita e il carolibri (ma anche contro le spese militari). Per un'edilizia scolastica migliore (tranne le moto in palestra). Ma anche: "Vogliamo rompere con il concetto della scuola caserma, per una scuola che sia pubblica": E qui sconfiniamo nell'asilo Mariuccia. Però, guarda caso, assieme ai cassonetti in fiamme a Roma hanno bruciato le bandiere degli Stati Uniti e di Israele. Perché da che parte stanno, questo purtroppo lo sappiamo già.
