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contro mastro ciliegia •
La “loro” Aetate
Di questi tempi, la posizione più equilibrata e affine alla tradizione biblica sulla questione mediorientale è quella del rabbino capo di Roma
24 SET 26

Foto ANSA
Ritenere che il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni abbia una posizione più equilibrata sulla questione mediorientale, e più condecente alla tradizione biblica, di quanta non ne abbia monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (vien dal mare) e presidente di Pax Christi, o di uno dei trecento preti che hanno sfilato a Roma accusando Israele di “genocidio”, non è eccessivo. I pasdaran di don Ricchiuti hanno sfilato non solo per le vicende attuali, ma anche per denunciare “lo stato di apartheid in vigore da oltre 70 anni in tutti i territori palestinesi occupati”, un gioco di parole un po’ frusto atto a sottintendere illecita l’esistenza di Israele.
Che il rabbino Di Segni non abbia apprezzato la recente nota con cui il Vaticano ha ricordato i sessant’anni della Nostra Aetate non è così imprevedibile. Si è lamentato che Israele non sia nemmeno nominato, ma si legge invece che “Gesù è pienamente un uomo del suo tempo e del suo ambiente ebraico palestinese”. Di questi tempi, si chiede, sarà l’espressione giusta? Un ramoscello d’ulivo? Forse dovrebbero chiederselo anche in Vaticano, visto l’aria che tira in certe manifestazioni di preti interessati, potremmo dire, soltanto alla loro Aetate.