Piove dalle nuvole sparse, ma Caravaggio ha l’ombrello

I musei italiani, nonostante tutto, sono ben sorvegliati. Quelli che fanno i titoli invece meno

19 SET 26
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Foto ANSA

"Piove dalle nuvole sparse / piove su le tamerici salmastre / piove su le nostre mani / su i nostri vestimenti leggieri”. Piove anche sulle opere d’arte, e piove sempre sul bagnato agli Uffizi, dove il bravo Simone Verde non fa in tempo a mettere una pezza, ad aprire un ombrello, perché per ogni cosa, persino quisquilia, è pronta la polemica a mezzo stampa. Come quando sembrava che avessero hackerata persino la Venere di Botticelli, ma non era vero.
E’ piovuto forte, a Firenze, un poco di pioggia s’è infiltrato da un lucernario proprio sopra una sala del Seicento. Lacrime d’acqua hanno rigato la teca di cristallo che custodisce il Bacco di Caravaggio, che avrebbe preferito il vino. Un incidente che non dovrebbe avvenire, se negli ultimi ottant’anni da quando il Corridoio vasariano fu attraversato dai partigiani la manutenzione dei musei di Stato fosse stata sempre accurata. E’ caduta della pioggia sulla teca e i titoli erano già pronti, “rischia un Caravaggio degli Uffizi”. Poi leggi gli articoli, non c’è stato nessun rischio, la teche sono fatte apposta – oltre che per quei pirla di Ultima generazione, più dannosi della grandine. I musei italiani, nonostante tutto, sono ben sorvegliati. Quelli che fanno i titoli invece meno.