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contro mastro ciliegia •
C'è sempre qualcuno che "torna libero", ma perché?
A volte c'è quasi da ridere per la superficialità di titoli e post social, altre si può solo inorridire. Basta guardare il caso del rabbino aggredito a Milano
18 SET 26

Foto ANSA
C’è un’espressione abusata, nei titoli e nei social, a prima vista un binomio di sollievo ma in realtà irritante, col suo doppiofondo di stupidità: “Torna libero”. C’è sempre qualcuno che torna libero, ma mai nessuno che si chieda perché. Ad esempio il “cecchino di Prati”, un disoccupato fuori di zucca che sparava con una carabina a pallini sui passanti. Si è costituito (con avvocato) e ha detto “lo facevo per divertimento”. Lo hanno rimandato subito a casa, si spera senza carabina. Sembra una celebre scena del Fantasma della libertà di Buñuel, andate a rivederlo.
Molto peggio, qui non c’è da ridere ma da inorridire, il caso dei tre aggressori del rabbino Davia Mizrai Shalom a Milano. Italiani di origine nordafricana. “Risiedono in provincia e si spostano spesso nel capoluogo lombardo a commettere piccoli reati, soprattutto rapine ai danni di coetanei”, scrivono le agenzie come se tratteggiassero un commosso santino. L’unico ventenne che era stato arrestato è già tornato libero, basta l’obbligo di firma. Possibilità di reiterazione del reato niente? Eppure è un reato di odio razziale. Ma loro hanno detto che era uno scherzo, che è stato il rabbino a provocarli, anzi adesso vorrebbero incontrarlo per chiedergli scusa. Torna libero. 24 minuti di applausi pure a lui.