Mandate tutti i Renoir a Messina, stanno più sicuri

Dopo i gioielli del Louvre e il colpo al Museo Lalique, ora hanno rubato anche i quadri del pittore francese. La Francia, quanto a furti ridicoli, ci fa un baffo

9 SET 26
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Foto LaPresse

Visto che tutti fanno i titoli “addio all’estate più calda del mondo” certificando che forse siamo davvero fuori dai bollori, e quanto meno dalla rottura di balle mediatica, per ricordarci come i Righeira della stagione che sta finendo ci resta almeno una storia deliziosa: che fine hanno fatto gli Antonello rubati a Messina la notte di Ferragosto, sotto le palpebre pesanti di ben quattro custodi quattro? Non se ne parla più e niente si sa, ma per gli appassionati delle cinquanta e più sfumature di nulla il sito Finestre sull’arte sta tessendo un romanzo meglio di Simenon in Costa Azzurra.
Una teoria del complotto al giorno, una delizia. Si è detto Simenon non a caso. Ieri all’alba hanno rubato quattro Renoir a Cagnes-sur-Mer, ma siccome i flic sono gente seria “l’allarme è scattato alle 5.48 e alle 5.53 la nostra polizia era sul posto”, da noi stavamo ancora al ponte sullo Stretto, e così due quadri li hanno lasciati per strada. In questo, va detto, come degli Antonello qualsiasi. Ma la Francia quanto a furti ridicoli, ci fa un baffo: dopo i gioielli del Louvre, a luglio hanno svaligiato il Museo Lalique di Wingen-sur-Moder e in Borgogna hanno rubato un inestimabile collare celtico. Il governo sta correndo ai ripari. Ma nel frattempo, se vuole mandare un po’ di roba a Messina, qui si va sul sicuro.