Cronaca
furto di mezza estate •
Antonello da Messina ha dipinto il Ferragosto italiano, cinque secoli dopo
Il colpo al Museo regionale di Messina diventa una fedele rappresentazione del paese nel pieno delle ferie, con le opere rubate nel torpore di tutti (pure dei ladri!)
19 AGO 26

Foto ANSA
Ci voleva Antonello da Messina, un genio siciliano – e dunque un genio doppiamente italiano – per riuscire finalmente a mostrarci il Ferragosto. Ci avevano provato in molti, con esiti alterni. Ci aveva provato il cinema di Risi e di Carlo Verdone e ci avevano provato i sociologi, che però il languore non lo sanno raccontare, lo misurano. Non ci era riuscito nessuno del tutto, perché il Ferragosto è materia impalpabile, una temperatura dell’anima italiana, e per fissarlo su una superficie serviva un pittore. Antonello ha atteso cinquecentocinquant’anni, poi la sera del 15 agosto, cioè sabato scorso, ha eseguito l’opera. Si è fatto rubare. Quattro dipinti usciti da un museo con quattro custodi in servizio, incapaci di accorgersene dalle telecamere accese – toc toc qui è la polizia: vi hanno rubato quattro quadri – perché il torpore ferragostano non chiude gli occhi, ma li lascia aperti e ne ritira il mandato, è la certezza lunga un giorno intero che il 15 agosto tenga a bada la storia per conto nostro e che nulla può accadere.
Le città sono deserte come prima dei bombardamenti, e i pochi malati, imbecilli o disfattisti che ci sono rimasti, vivacchiano tra botteghe sbarrate, ristoranti chiusi, uffici dove un personale ridotto al minimo li tratta con languida o rabbiosa condiscendenza. La Cgia di Mestre ha contato il costo di questo languore: venti miliardi di produzione perduti ad agosto, ogni anno. Sergio Marchionne, nell’agosto del 2004, girò per gli uffici Fiat senza trovare nessuno e capì che qui si chiude senza chiudere: “In ferie... ma da cosa?”. Solo l’Italia ha trasformato la pausa estiva in un rito di sincronia totale. Le uniche istituzioni ancora in funzione a Ferragosto sono il bollettino del traffico e la farmacia di turno, le due autorità supreme di un paese che per ventiquattr’ore rinuncia a governarsi da solo. Anche gli omicidi, i deliri, le liti familiari, gli accoltellamenti, la malavita estiva che si riempie di aggressività biochimica a Ferragosto si fermano. Una forma di sonno eretto. Persino il furto, va detto, questo 15 agosto a Messina, è stato eseguito secondo il calendario. Delle cinque tavole del polittico, i ladri ne hanno portate via solo tre: le altre due le hanno abbandonate per strada. Un colpo interrotto, come una pratica lasciata sulla scrivania venerdì pomeriggio, con l’idea vaga che se ne riparlerà (forse) lunedì mattina. E’ stato, a conti fatti, il furto più pigro nella storia della refurtiva italiana, e infatti la polizia ora segnala che “non erano nemmeno professionisti”, un colpo che si è arreso a metà come lo sguardo dei custodi del museo.
Il giorno dopo, come sempre succede, l’Italia si è svegliata di soprassalto, in perfetto ritardo. Il presidente della Regione siciliana, i cui musei sono spesso chiusi come quello storico di Gela, ha parlato di sfregio intollerabile al patrimonio culturale, precisando peraltro che l’allarme e la videosorveglianza avevano funzionato regolarmente, il che nel dizionario dell’agosto italiano conferma che tutto era acceso e nessuno guardava. Antonello avrebbe capito. Nessun pittore ha saputo fissare il languore con la sua stessa esattezza, quegli sguardi socchiusi, quelle labbra sospese tra un pensiero, un mezzo sorriso e il rimando a domani. Farsi portare via in un giorno di torpore generale è stato il suo ultimo tocco. Perfetto, manco a dirlo, per un fotogramma di Pietro Germi che in tema di Sicilia e siciliani sapeva come spiegare gli italiani: “La Sicilia è l’Italia due volte, tutti gli italiani sono siciliani e i siciliani lo sono di più”. Tutta una temperatura dell’anima.
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
