Tutti vogliono vivere in città. A Milano persino arrosto

Il capoluogo è diventato, grazie a comitati scalcagnati, a giovani frignoni e ad alcune famose inchieste deliranti un inferno sulla terra. Ma ecco un articolo pieno di dati sul Corriere che spiega come i giovani anziché scappare dalla città escludente ci corrono a frotte

15 AGO 26
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Foto Ansa

In questi giorni d’arrosto (e futuri anni a venire) va molto di moda essere esperti di rifugi climatici urbani, di riforestazione refrigerante, di tecniche di mitigazione contro le isole di calore, dal depaving allo urban shading fino a chi sogna il centro storico con l’aria condizionata come allo stadio di Miami, fino ai ventagli per il socialismo e a chi trova fresco persino il sindaco Gualtieri. Sala un po’ meno, mah. Forse perché Milano è diventata, grazie a comitati scalcagnati, a giovani frignoni e ad alcune famose inchieste deliranti un inferno sulla terra: rovente di ingiustizia e remigrazione dei povery.
Poi però, sul Corriere, ecco un articolo pieno di dati. Oggi Milano ha un milione e 400 mila residenti (dal 2014 più 4 per cento). I giovani anziché scappare dalla città escludente ci corrono a frotte, “fra 10 anni la popolazione milanese sarà composta per quasi il 25 per cento da giovani tra i 18 e i 35 anni”. “Oggi la quota di residenti milanesi è formata da più del 21 per cento da cittadini stranieri”, dal 2000 il 300 per cento in più. “Milano è oggi più sicura, e più ricca… la presenza di tanti giovani e di tanti immigrati stranieri ci racconta che vivere qui è possibile”. “Una città viva”. E neanche particolarmente calda, perché il modo di rinfrescarci la scienza lo troverà. Buon Ferragosto in città.