I veleni di Hossam Hassan e l’esplodere di un risentimento che va oltre il calcio e la Fifa

Il risentimento sportivo si traveste facilmente da nazionalismo: e non c’è come agitare il fantasma del razzismo dietro a una eliminazione. La scenata del ct dell'Egitto e il complotto pro Argentina che non c'è

8 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:09
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Foto Epa, via Ansa

Sia resa lode un’altra volta ancora a Leo Messi se l’altra sera Hossam Hassan, il Bielsa islamista dell’Egitto, non ha potuto passeggiare sul prato di Atlanta con la bandiera palestinese per esprimere “fratellanza” a Gaza. Fratellanza che si è già avuto modo di segnalare assai ipocrita: dacché non s’è mai visto il citì, dipendente del regime dei generali di al-Sisi, protestare contro la blindatura del valico di Rafah attuata contro i poveri fratelli gazawi. Martedì, preso a pallonate dall’Argentina, il Bielsa del Cairo ha cambiato strategia, anzi ha sbroccato. Ha fatto il gesto di denuncia del razzismo rivolto all’arbitro francese Letexier: il quale gli avrebbe annullato un gol, in combutta col Var, per odio razziale. L’arbitro, giustamente, ha ammonito lui. Ma da lì è iniziata una campagna di vittimismo islamo-antioccidentale da far paura. E pazienza fossero state le dichiarazioni a caldo dei calciatori, come Ziko: “L’arbitro era chiaramente contro di noi. Non possiamo andarcene così mentre stavamo vincendo 2-0 contro l’Argentina. Il torneo è stato truccato, che Dio lo punisca”. Il problema è che il tema “Dio li punisca” è diventato mainstream sulla stampa non solo egiziana e sui social. Tracimando fino ai commenti del soi disant “vecchio mondo” del calcio.
Dal caso di una partita persa perché l’Egitto s’è fatto rifilare tre gol in 13 minuti (e pensare che Leo li aveva omaggiati di un penalty sbagliato) a un caso di sordo risentimento anti Fifa, anti Trump (lui c’entra sempre) e in generale antioccidentale (i paesi ricchi, gli sponsor). E infine, può mai mancare?, anche anti Israele: una cosa che infatti ha mandato in bestia Hassan è stata la comparsa tra i tifosi argentini di una bandiera con la stella di Davide (palestinese sì, israeliana invece è razzismo?). Hassan ha urlato ai microfoni “Oggi tocca all’Egitto, chissà chi sarà il prossimo”. Già: chi lo ferma il complotto? Il seguitissimo account attivista New Direction Africa ha scritto: “Letexier ha fatto esattamente ciò che la Fifa voleva da lui. L’Egitto è stato sconfitto da un sistema corrotto”. Account sportivi da decine di migliaia di follower, persino di lingua ispanica, rilanciavano: “Corrupto Messi, corrupto Infantino, corrupto Mundial 2026”. Un noto membro dell’Unione dei giornalisti e degli scrittori arabi in Europa ha scritto: “Quando Hassan ha parlato di Gaza e Palestina prima della partita, ero certo che l’Egitto avrebbe lasciato i torneo”. Anche molti commenti di lingua spagnola: “Mundial de la Mafia”.
La sostanza di questa polemica, che non si placherà in fretta, ha poco a che fare col calcio. Eppure basterebbe il gran maestro di ogni polemica Mourinho: “Quando perdi una partita che vincevi due a zero, la prima analisi dovrebbe essere sulla tua squadra e non sulle cospirazioni”. O il vecchio Roy Keane: “Queste sono le scuse che ti aspetti dai tifoso dopo una brutta serata, non dal commissario di una Nazionale”.
Polemiche destinate a durare, perché (in)fondate su ideuzze che piacciono. Il risentimento sportivo si traveste facilmente da nazionalismo: e non c’è come agitare il fantasma del razzismo dietro a una eliminazione. Poi il complottismo. ce l’hanno con le squadre africane. (Ma è notevole che Human Rights Platform, organizzazione attivista ugandese, abbia criticato il ministro dello Sport del Marocco per aver dichiarato che “il Marocco ai Mondiali rappresenta sé stesso, non tutta l’Africa”). Più che complotti in questo Mondiale abbiamo visto porcate alla luce del sole. Il risultato è che la Federazione egiziana ha presentato un reclamo ufficiale alla Fifa, in un clima avvelenato che va ben oltre le malefatte di Infantino e Trump. Infine è divertente notare l’emergere di un certo risentimento anche contro l’Argentina. E’ certo che se invece di Milei a Buenos Aires ci fosse uno scappato di casa à la Maduro ci sarebbe più simpatia. Siamo sempre dalle parti di quelli che adorano la mano de Dios, ma non perdonano un falletto sfuggito persino al Var su Momo Salah.