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di Maurizio Crippa

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Contro Mastro Ciliegia

Il giudizio è nelle cose in sé

Davanti a tragedie come quella di Colleferro, l'errore comune è trattarle con emotività e superficialità, dimenticandosi che anche il peggiore assassino ha la possibilità di riscattarsi
di
12 SEP 20
Immagine di Il giudizio è nelle cose in sé
Il massacro di Colleferro non è purtroppo l’unico delitto a indignare nel profondo. La cronaca purtroppo ne è testimone. Ma è tale l’orrore da indurre ognuno a chiedere giustizia certa e rapida, e persino a far “gridare vendetta”, in un drammatico cozzo tra la legge, la giustizia e le garanzie. Temi difficili, e guai a trattarli con emotività e senza consapevolezza. Giuliano Ferrara ha scritto ieri riflessioni importanti e difficili (la faciloneria la si lascia ad altri) che condivido in toto, e altre ne ha scritte Adriano Sofri, idem. Ovviamente entrambi non hanno bisogno della mia approvazione, né di chiose.
Mi è solo tornato in mente che un giorno del 1993 nella Valle dei Templi Giovanni Paolo II gridò ai mafiosi con voce possente: “Una volta verrà il giudizio di Dio!”. Aveva espresso il giudizio di Dio. Aveva saltato gradi di procedura, persino per presunti mafiosi non ancora indagati? Aveva saltato le procedure addirittura di Dio? No. Aveva semplicemente affermato che il giudizio su quei delitti era già dato, perché è nelle cose in sé, nel fatto effettuale. Se appartenete alla tradizione religiosa giudaico-cristiana, è il nome di Bene e Male, Inferno e Paradiso. I Novissimi. Se siete laici, direte con Kant che c’è una legge morale dentro ognuno. Per questo il giudizio è già dato. Poi, persino il peggiore assassino ha la possibilità di riscattarsi, e questo non appartiene solo alla Legge di Dio, dovrebbe riguardare anche quella degli uomini. Ma questo è un garantismo più grande, o diverso. Credo.

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"