Poca rappresentanza, molte tasse. Cosa lega la manovra italiana e quella britannica

Non importa essere italiani o inglesi, di destra o di sinistra: conta soltanto riuscire a sbarcare il lunario in un contesto economico le cui virate sembrano sfuggite dalle mani dei singoli governi e affidate all’imprevisto di turno, alla sorte, al caso

29 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 14:36
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Foto ANSA

C’erano una volta taxation e representation. Da duecentocinquant’anni ci eravamo abituati a non poter pensare all’una senza l’altra, dando oramai per scontato il legame reciproco: rientrare in un sistema fiscale era il criterio per accedere alla cittadinanza attiva; poter decidere democraticamente era il motivo per cui, volenti o nolenti, pagavamo le tasse. Col nuovo secolo non ci siamo accorti che la rappresentanza, stritolata fra un’offerta politica sempre più parcellizzata nelle proposte astratte ma sempre più uniformata dai condizionamenti concreti, stava via via scomparendo, così da svuotare progressivamente le urne e lasciarci soli con la tassazione. È per questa ragione che ieri hanno destato mugugni le finanziarie presentate in contemporanea dai governi di due nazioni che più diverse non si può.
Quella italiana è l’ultima finanziaria (per ora) della presidente del consiglio espressa da un recente partito che non aveva mai comandato e che esprime le istanze della destra sociale, sarebbe a dire una destra di sinistra. Quella britannica è la prima finanziaria del nuovo primo ministro espresso da un vecchio partito che è già stato al governo in una decina di legislature e che esprime le istanze di una sinistra non socialista ma di radici cristiane, metodiste; sarebbe a dire una sinistra di destra. Per quanto sia singolare che due opposti suscitino identiche lamentele, è proprio quanto è avvenuto ieri, di modo tale che, da noi come oltremanica, sia subito incominciata la sfilza di rimostranze per manovre che promettevano di essere chissà cosa ma son riuscite un po’ loffie. Come mai? È accaduto che non importa essere italiani o inglesi, di destra o di sinistra, di prima nomina o di grande esperienza, all’inizio o alla fine del mandato: conta soltanto riuscire a sbarcare il lunario in un contesto economico le cui virate sembrano sfuggite dalle mani dei singoli governi e affidate all’imprevisto di turno, alla sorte, al caso; così che i partiti possano moltiplicarsi nel promettere qualsiasi cosa, sapendo di non mantenere, e i cittadini diventino pigri e restii dinanzi alla balzana proposta di andare a votare, rassegnati all’idea che un governo è un male necessario, si può solo sperare che ne capiti uno poco caro.