Il salvadanaio di Meloni. Si prepara alle elezioni con bonus, Irpef e fantasia. Il gip diventa maranza

È una manovra di necessità e se non si vuole usare il termine “magra”, si può utilizzare asciutta. Dice Giorgetti, “il Gianca”, come lo chiama Meloni (“e stai qui, Gianca, non scappare”) che questa è “una manovra seria”. Salvini entra ed esce dalla stanza, mentre Tajani, ed è la novità, per una volta si libera della tutela dei Berlusconi 

29 OTT 26
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(Foto Ansa)

Il maranza si imbuca in manovra, il gip di Milano batte l’Irpef. Una legge di Bilancio da 26 miliardi, approvata in Cdm, con sacrificio, e perfino fantasia, rischia di essere ricordata per un video e per le targhe. Il video è di Meloni, che definisce la scarcerazione di Youssef Siher “vergognosa”. La targa è quella che da domani si potrà personalizzare (a 600 euro) come volete, anche così: “Siete tutti pippe 27809. Roccapalumba. Tiè”. E’ la manovra “volemose bene”. Viene accontento Tajani con l’Irpef e poi Salvini, Lupi che, insieme a Giorgetti, riporta in vita il libretto postale, un bonus di cento euro a bambino, un salvadanaio alla Gozzano. E’ la piccola cosa di buon gusto che fa impazzire Meloni, tanto da dire in Cdm: “Questa sì che è una misura che mi piace”. Cadono i numeri e alla Camera anche le date delle primarie di centrosinistra. E se si tenessero il 14 marzo? Per Graziano Delrio: “La data è buona”. Peppe Provenzano: “E’ il compleanno di mio padre”. Franceschini: “E se Meloni vota prima? A marzo?”. La cedolare diventa secchissima, dal 10 al 5 per cento se si affitta ai giovani. Arriva Salvini in conferenza stampa e non trova la sedia: “Mi hanno tolto la cadrega”. E’ lo “scadregato”. 
E’ una manovra di necessità e se non si vuole usare il termine “magra”, si può utilizzare asciutta. Dice Giorgetti, “il Gianca”, come lo chiama Meloni (“e stai qui, Gianca, non scappare”) che questa è “una manovra seria”. 12 miliardi arrivano dalla clausola di salvaguardia, 9 miliardi servono a confermare i precedenti provvedimenti, altri 5,5 miliardi li mettono le banche a esclusione delle cooperative e delle popolari; un miliardo arriva dai tagli ai ministeri, infine 700 milioni li inserisce il settore energetico, altri 700 dal settore dei giochi. Le misure più immediate, quelle facili da tenere a mente, sono l’Irpef, il cui tetto si alza fino a 55 mila euro e vale, spiega Meloni, 500 euro l’anno, e poi viene varato il fondo pensione (si chiama Fondo valore) per bambini, con 100 euro che inserisce lo stato. Altre due: risorse per i climatizzatori nelle scuole e bollo auto che diventa strutturale. Eh, sì le misure valgono un anno ma se le volete ancora, promette Meloni, insomma, votatela. C’è la flat tax, fino a 100 mila euro per autonomi, e per Salvini, lo scadregato. Ce n’è per tutti, per il ministro Zangrillo, che strappa 50 milioni di euro l’anno per le pensioni dei militari.
Ci sono così tanti fogli e tabelle che Meloni chiede in Cdm, “fatemi capire che devo dire”. Salvini entra ed esce dalla stanza, mentre Tajani, ed è la novità, per una volta si libera della tutela dei Berlusconi. Confessa Maurizio Lupi: “E’ vero, anche Antonio si è detto d’accordo ad aumentare il contributo delle banche. Avrebbe fatto di tutto per ottenere l’Irpef”. E se le banche dovessero fare ricorso? Risponde Meloni, che è incollerita per la decisione del gip di Milano: “Io spero che non lo facciano”. E’ accaduto qualcosa sul decreto bollette, il decreto di Pichetto. Ci sarebbero state incomprensioni con la più grande società energetica e si capisce quando Giorgetti parla di “rinnovo di concessioni”. Promette Meloni che il decreto bollette è previsto al prossimo Cdm. La sola variabile che non aveva previsto è la scarcerazione maranza che le cambia la giornata, o forse, è la malalingua, gliela risolve. E’ vero, l’Irpef. E’ vero, i 100 euro per i bambini, la misura di Giorgetti. E’ vero. Ma oggi i giornali su cosa titoleranno? Titoleranno sul maranza in manovra, e sulla frase “Decisione Vergognosa”. Sarà ancora scontro tra Meloni e i magistrati.
C’è una sola domanda che tutti vogliono rivolgere a Meloni: perché contesta la decisione di un giudice, la separazione pm e gip? Le viene rivolta alla fine della conferenza con astuzia, da Giuseppe Colombo, che shakera l’Irap e il diritto. Si vede Meloni che digrigna i denti e che se potesse … Non resiste: “Le mie parole non sono un attacco ai giudici ma una difesa verso tutti i servitori dello stato”. E non si pente. Ammette soltanto di aver sbagliato il tempo del verbo. La chat di Siher è stata creata dopo le devastazioni e Meloni riconosce: “Ho detto che hanno portato alle devastazioni. Ho sbagliato il tempo del verbo. Dovevo usare che avevano portato alle devastazioni”. Ascoltate cosa dice Franco Gabrielli al Foglio: “Mi rimetto alla decisione del giudice, nel pieno rispetto delle diverse funzioni: la procura formula le accuse, il giudice ne valuta il fondamento. E’ una distinzione essenziale, in piena sintonia con l’auspicata separazione delle carriere”.
Dice in pratica alla destra: ma non eravate voi quelli del referendum? Potrebbe essere davvero l’ultima manovra di Meloni. Cateno De Luca, che insieme a Laura Castelli si è imbucato nel centrodestra (la ricordate Castelli? Era l’ex viceministra del M5s che ammutolì Padoan: “Questo lo dice lei…”) fa dello spiritismo (o forse dello spirito). Dice De Luca: “Si voterà il 9 e 10 maggio. Meloni si dimetterà a febbraio dopo il sì al Milleproroghe”. Sa davvero di ultima legge di Bilancio. La sinistra aspetta al semaforo la Consulta e Meloni è già al volante verso il mare, la cabina elettorale. Ogni intermezzo della sua conferenza è un “memento vota”: “Se qualcuno non avesse speso i soldi per i banchi a rotelle...”, “abbiamo scoperto che il bollo, alla sinistra piace...”. Piaccia o no, la sinistra è pronta? Guardate la foto della manovra. E’ già il cartonato elettorale. Passa alla Camera, Pier Ferdinando Casini, e scherzando ma neppure tanto dice: “Ho dichiarato che mi ritiro, che non mi candido, ma dopo aver fatto questo giro alla Camera, e visto chi circola, mi viene da ripensarci. Ho detto che non mi candido al Senato, ma non ho mai detto che non mi candido alla Camera”.