Rubriche
BANDIERA BIANCA •
Giovanni Malagò e il carattere nazionale
L'autoavvicendamento del presidente della Figc, ampliando lo sguardo al di là dai campi da calcio, riproduce perfettamente lo schema del rapporto fra gli Italiani e il potere

(Foto Ansa)
Se il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti, come diceva Arrigo Sacchi, allora nel caso Malagò possiamo vedere disposti in maniera plastica tutti i nostri problemi con la rappresentanza. Com’è noto, il presidente della Figc era stato eletto nonostante un vizio di forma, che ha portato alla sua destituzione e sostituzione con un commissario federale, ossia il medesimo Malagò, in attesa di nuove elezioni presidenziali il cui candidato unico sarà sempre e solo Malagò.
È un autoavvicendamento che avrebbe fatto fremere Sabellio, l’eresiarca convinto che Padre, Figlio e Spirito Santo fossero tutti la stessa persona, e che perciò Dio avesse generato sé stesso con la propria stessa mediazione; ma è anche un brocardo che, ampliando lo sguardo di là dai campi da calcio, riproduce lo schema del rapporto fra gli italiani e il potere. Per prima cosa vengono stabilite regole più capillari che cristalline onde normare ogni possibile accadimento a venire. Poi, nel bel mezzo di un’emergenza, si invoca per acclamazione qualcuno che ci tiri fuori dai guai senza badare troppo alle regole. A quel punto, qualcuno si accorge che le regole sono state infrante (è inevitabile: sono innumerevoli e talora si contraddicono) e allestisce una crociata per il ripristino della legalità.
Tuttavia, qualcun altro si incatena all’assoluta insostituibilità dell’eletto, che equivale a prendere atto della totale carenza di alternative credibili, sia pure su una popolazione di decine di milioni. Quindi, chi fa la legge trova l’inganno e disseppellisce qualche cavillo che consenta il mantenimento dello status quo come se niente fosse. Infine, si rimanda a un momento futuro una sanatoria che giustifichi quanto avvenuto in precedenza. Spolverate il vostro manuale di storia, sfogliate le vecchie annate dei quotidiani, e scoprirete come questo schema si sia perpetuato dalle origini ai giorni nostri, dalle alte sfere della politica ai vicepresidenti dei circolini, da Cola di Rienzo a Malagò: è il carattere nazionale. Quindi anche quello della nazionale.