Le proteste studentesche sono un problema anche quando non ci sono

Classi sovraffollate, edifici fatiscenti e cattedre vacanti. I motivi che hanno spinto i liceali francesi a scendere in strada sono gli stessi per cui, in questi giorni, gli studenti italiani non stanno protestando affatto

2 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 13:16
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(Foto La Presse)

Sono preoccupato per le proteste studentesche. Come sapete, la Francia sta venendo messa a ferro e fuoco (letteralmente) dalla mobilitazione dei liceali: gli episodi sono ormai novecento, sparsi in varie città, e si estendono anche ad azioni che alcuni definirebbero delinquenziali ma che i francesi, abitualmente magniloquenti, possono spingersi a chiamare rivoluzionarie. Come sempre, è questione di interpretazione. Inequivocabili sono invece le ragioni degli alunni: protestano perché le classi sono sovraffollate, protestano perché gli edifici scolastici sono fatiscenti, protestano perché le cattedre restano vacanti. Suona familiare, vero? Si tratta esattamente delle stesse ragioni per le quali gli studenti italiani, in questi giorni, non stanno protestando per nulla. E dire che spesso le classi, gli edifici, le cattedre nostrane versano grossomodo nelle stesse condizioni d’oltralpe. Certo, la scuola è iniziata da poco e i nostri studenti si stanno ancora faticosamente risvegliando; poi magari, fra due o tre settimane, imbastiranno qualche manifestazione campata in aria, per il caro carburante o per Gaza o per il cambiamento climatico. Sono preoccupato per le proteste studentesche: mi preoccupano quando sfuggono di mano, ma le trovo ancora più preoccupanti quando non ci sono affatto.