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BANDIERA BIANCA •
Percentuali minime, costernazione massima per Emma Bonino
La scarsa fortuna elettorale del Partito Radicale non sminuisce la figura della sua leader né la nobiltà del suo impegno; ridimensiona tuttavia la sincerità del profluvio di ammirazione postuma che sta colando da qualsiasi fonte

(Foto Ansa)
Uno virgola zero sette. Tre virgola quarantacinque. Due virgola diciannove. Due virgola cinquantasei. Uno virgola ventiquattro. Tre virgola cinquantuno. Uno virgola ottantotto. Due virgola ventiquattro. Due virgola sessanta. Zero virgola diciannove! Due virgola cinquantasei. Due virgola ottantatré. Oltre a dare i numeri come di consueto, sto ricapitolando le percentuali prese dal Partito Radicale – o liste similari – alle elezioni politiche, nel corso dei cinquant’anni di attività parlamentare di Emma Bonino. Queste cifre irrisorie non sminuiscono la sua figura né la nobiltà del suo impegno; ridimensionano tuttavia la sincerità del profluvio di ammirazione postuma che sta colando da qualsiasi fonte.
A leggere i coccodrilli sui quotidiani, a sentire le interviste ai colleghi, a vedere le file alla camera ardente, a pensare a tutte quelle persone che oggi si battono il petto e si stracciano le vesti dicendo che Emma Bonino ha cambiato la loro vita e la loro nazione, un eschimese che passasse dall’Italia dedurrebbe che i radicali prendessero percentuali bulgare, che si trovassero al governo a ogni tornata, che la loro esponente di spicco fosse stata eletta presidente della repubblica per acclamazione.
Macché. Finché era viva, piuttosto che votare radicale gli italiani preferivano votare democristiani, comunisti, socialisti, missini, socialdemocratici, repubblicani, democratici-proletari, liberali, leghisti, verdi, retisti, azzurri, piddiessini (diessini, piddini), alleati-nazionali, rifondatori comunisti, segnisti, cristiano-democratici, Lamberto Dini, margherite, dipietristi, democratici-europei, grillini, fratelditalisti, liberi e uguali, insomma chiunque passasse e chiedesse un voto così, tanto per provare. Se hai delle idee valide e le esprimi chiaramente e con costanza, senza compromessi né giri di parole, l’Italia non ti ascolta e non ti sostiene. Preferisce aspettare e poi, al momento opportuno, rimpiangerti, commemorarti, seppellirti.