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I super-occhiali Meta e il vecchio sogno di una realtà migliore
Permettono di osservare la realtà aumentata fotografandola, analizzandola, magari integrandola con l’AI e chissà quali altre diavolerie, ma alla fine sono degli occhiali a raggi X che tacitamente promettono zozzerie su più vasta scala, tali che la donnina dagli abiti trasparenti retroceda a innocuo passatempo per l’infanzia dell’umanità

Foto ANSA
Per comprendere la portata dei super-occhiali prodotti da Meta credo si debba tornare alle origini di Facebook, ai suoi primissimi vagiti negli studentati di Harvard, dove a Mark Zuckerberg venne l’intuizione di catalogare le studentesse più hot con apposite schede fotografiche individuali, delle specie di identikit a beneficio di blandi e timidi voyeur. I nostri profili social, vent’anni dopo, altro non sono che l’evoluzione dello stesso catalogo, fondata sulla vana speranza che qualcuno ci trovi più hot di qualcun altro – se non per come stiamo bene in costume da bagno, almeno per i nostri successi lavorativi o per le nobili cause umanitarie che sosteniamo con prosopopea senza spostare il culo. Considerati (alla lettera) sotto questa lente, gli occhiali di Meta sono l’evoluzione dei meno ambiziosi occhiali a raggi X che venivano pubblicizzati sulle postreme pagine dei giornaletti, con l’illustrazione stilizzata di una donnina i cui abiti diventavano trasparenti – non ho mai capito perché, se davvero quegli occhiali erano a raggi X, non avremmo dovuto vedere, anziché la pelle, le interiora della malcapitata, facendole una radiografia da passeggio.
Questi occhiali che permettono di osservare la realtà aumentata fotografandola, analizzandola, filmandola e riguardandola con calma, comparandola con dati, scrutando il resto del web, magari integrandola con l’intelligenza artificiale e chissà quali altre diavolerie, sono soltanto degli occhiali a raggi X che tacitamente promettono zozzerie su più vasta scala, tali che la donnina dagli abiti trasparenti retroceda a innocuo passatempo per l’infanzia dell’umanità. I super-occhiali di Meta, che costano duecentocinquanta euro, ci vogliono far vedere la realtà migliore di com’è, senza farci pensare che, di solito, è più efficace immaginarsela gratis.