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bandiera bianca •
La condanna a Meta e noi che non riusciamo più a limitarci da soli
Preso atto della nostra dipendenza dai social, ne diamo implicitamente la colpa all’assenza di una mano che dall’alto ci tolga il telefono o ci spenga la connessione. All’autoritarismo delle ditte vogliamo sopperire soltanto con altro autoritarismo

Foto ANSA
C’è solo una cosa peggiore del fatto che Meta sia stata condannata per avere indotto i suoi utenti più giovani alla dipendenza da social, e non è il fatto che Meta abbia festeggiato per il patteggiamento (credevo che solo i criminali festeggiassero per i patteggiamenti, ma evidentemente lo fanno anche i benefattori dell’umanità): è invece il fatto che gli utenti stessi, i giovani innanzitutto, invochino dei limiti imposti dall’alto all’utilizzo dei social. È una notizia avvilente poiché implica il riconoscimento della propria incapacità di limitarsi e, di fatto, dichiara battaglia persa; è, soprattutto, l’ennesima declinazione della tendenza a scaricare su altri la propria responsabilità.
È ovvio che Meta è colpevole di avere causato la dipendenza dai social in tutti noi, che in fin dei conti siamo soltanto adolescenti malcresciuti; meno ovvio è che, preso atto di questa dipendenza, ne diamo implicitamente la colpa all’assenza di una mano che dall’alto ci tolga il telefono o ci spenga la connessione. Purtroppo, tutta la legislazione in materia – dal divieto di utilizzo nelle scuole italiane al limite di età minima introdotto in Francia o in Australia – va in direzione dell’intervento dall’alto, che è sempre deresponsabilizzante è minaccioso: significa che all’autoritarismo delle ditte che influenzano il nostro comportamento coi social possiamo e vogliamo sopperire soltanto con l’autoritarismo di enti che influenzino il nostro comportamento senza i social. Non solo siamo corsi incontro alle nostre catene, come i primitivi di Rousseau, ma riusciamo a liberarcene soltanto sostituendole con altre.