La libertà è scegliere quanto spendere per un caffè

L’Italia dei bar dove la tazzina costa indistintamente un euro e trenta è l’Italia che vuole soffocare la libertà in favore della grigia medietà

21 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 12:48
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Nel film "La banda degli onesti" (1956), Totò spiega a Peppino il concetto di profitto usando due tazzine di caffè e una zuccheriera

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Venite a prendere un caffè a Milano: offro io. Leggo che in Italia il costo medio della tazzina di caffè lambisce ormai un euro e trenta, con un aumento quinquennale del 49% in città come Pescara, ma anche del 15% a Biella, nonostante che il costo della materia prima sia calato rispetto all’anno scorso. Venite a Milano e vi porterò in uno o due posti vicino a casa mia, anzi tre, dove da una decina d’anni la tazzina costa un euro, e non sono per nulla bettole sciatte o malfrequentate, ma bei locali che vi faranno esclamare: “Com’è economico il caffè, qui!”. Poi vi porterò a prendere un altro caffè, poiché ne bevo molti, in un’ottima torrefazione dove la tazzina costa almeno due euro, a meno che non si scelgano miscele particolari il cui prezzo sale vertiginosamente fino a farvi esclamare: “Com’è costoso il caffè, qui!”. E quindi, a Milano, il caffè costa tanto o costa poco? A me sembra costi il giusto, cioè non una cifra prefissata, bensì quella che consente di essere persone libere: la libertà è spendere poco quando si vuole spendere poco e spendere molto quando si vuole spendere molto. L’Italia dei bar dove la tazzina costa indistintamente un euro e trenta è l’Italia che vuole soffocare la libertà in favore della grigia medietà.