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Bandiera Bianca •
Quella sottile differenza tra un falso e un falso originale. Il caso von Rosenfranz
Franco Malosso è stato condannato per avere spacciato per reperto archeologico l’Anfiteatro berico di Arcugnano. Ma se avesse seguito l'esempio di Las Vegas sarebbe passato per un benefattore

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Prima di esprimere un giudizio implacabile su Franco Malosso, in arte Maltarel von Rosenfranz – il curatore condannato in via definitiva per avere spacciato quale reperto archeologico l’Anfiteatro berico di Arcugnano, che aveva fatto edificare nel 2016 –, considerate la sua linea difensiva. La strategia dell’avvocato, malauguratamente rigettata dalla Cassazione, era che si trattasse di un falso talmente smaccato da far cadere l’accusa di aver tratto in inganno malcapitati turisti. A dire il vero, gli esperti spiegano che già solo la pianta del presunto anfiteatro non era conforme a quella ellittica dei tempi antichi; figurarsi poi che effetto potevano fare le colonne di cemento e le statue di gesso, spacciate per reperti romani, di più, greci, di più, neolitici (non è chiara invece la datazione dell’adiacente laghetto artificiale). I turisti insomma che pagavano quaranta euro per un biglietto d’ingresso stavano dunque versando una cifra commisurata alla propria ignoranza o, almeno, alla propria ingenuità.
Resta, tuttavia, un fatto. Se siete mai stati a Las Vegas, avrete senz’altro visto le coppiette in posa davanti alla finta Torre Eiffel o al finto campanile di San Marco: sulle prime fanno ridere, ma poi, se uno pensa che provengono da chissà quale recesso del Connecticut o dell’Ohio, quasi ci si commuove dinanzi a quel loro probabilmente unico contatto con l’arte europea, benché posticcia. Perché Las Vegas sì e la provincia di Vicenza no? Se solo Maltarel von Rosenfranz avesse spacciato la propria opera per falso originale, per reperto archeologico nuovo di zecca fabbricato apposta, anziché un detenuto sarebbe ora uno dei più grandi artisti viventi; forse, addirittura, un benefattore capace di elargire un tocco di antichità ai turisti, non so quanti, che passavano da Arcugnano per le chiese settecentesche e la torretta medievale.