Pavia come nuova Las Vegas. E i residenti provano a spostare la movida altrove

Dalle risse fra maranza agli accoppiamenti in pubblico. Un tempo i pavesi si lamentavano perché di sera non accadeva mai nulla. Ora si lamentano invece perché accade troppo

21 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 12:45
Immagine di Pavia come nuova Las Vegas. E i residenti provano a spostare la movida altrove

Foto di emanuele piantadosi su Unsplash

Un tempo, i cittadini di Pavia si lamentavano perché di sera non accadeva mai nulla. Ora si lamentano invece perché accade troppo: la piazza principale, leggo sulle cronache lombarde, è trasformata in discoteca a cielo aperto; le risse fra maranza abbondano; i gradini del Duomo sono un bivacco, gli angoli dei vicoli altrettanti vespasiani; incalzano permanenti schiamazzi notturni sotto le finestre dei bravi cittadini che al mattino dopo devono alzarsi presto per andare a lavorare, magari nella più placida e quieta Milano. Tempo fa una coppia, travolta dal romanticismo dell’ambiente circostante, si era addirittura accoppiata su via XX Settembre, in favore di telecamera di sicurezza. Tutti escono, tutti bevono, tutti sembrano godersi la vita in un modo che a Pavia sembrava imprevedibile e che ai pavesi appare inaccettabile. Se un tempo le famiglie perbene mandavano i figli a studiare a Pavia con la certezza che, fossero anche andati a fare una passeggiata alle quattro del mattino, sarebbero comunque stati al sicuro, adesso l’unica cosa di cui star sicuri è che si ritroverebbero a vivere in una città che sembra improvvisamente diventata somma delle amenità di Las Vegas e Chicago.
I comitati in difesa del decoro protestano: a Pavia c’è perfino gente che si laurea, cosa che di per sé non costituisce un gran danno, ma lo diventa quando i festeggiamenti comportano quotidiana cagnara, canzoncine indecenti, laureati che – si dice – salgono a cavalcioni su un monumento equestre per brindare assieme alla statua del Regisole. Ebbene, la proposta di uno di questi comitati è di istituire a Pavia le zone rosse, come quelle che a Milano ci sono vicino al Duomo, sui Navigli, in via Padova e attorno alle stazioni principali; cioè in un’area che, nel complesso, sarà estesa quanto Pavia tutta. Delle due l’una: o il comitato in questione vuole che l’intera città diventi zona rossa, e Pavia torni a essere la città felice in cui nulla accade dopo le sette di sera. Oppure vuole soltanto che i rompiscatole lascino in pace i residenti che protestano e vadano a far casino un paio di isolati più in là, sotto le finestre di qualcun altro. Mica per niente il comitato si chiama “Movida altrove”.