Il Mondiale del simulcast e la fine del tempo lineare

Così il calcio si piega alla Fomo: le partite in contemporanea trasformano i novanta minuti in un flusso di stimoli continui: la curiosità cede il passo all’ossessione di non annoiarsi mai e di non restare indietro

29 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 12:32
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Oltre che con la storia, i Mondiali certificano anche il nostro mutato rapporto con il tempo. Fino a ieri, a chiusura dei gironi eliminatori, sono state giocate delle partite in contemporanea, a due a due, secondo quanto il regolamento prevede oramai da decenni. Dazn, che ha i diritti di trasmissione integrale in Italia, le ha mandate in onda anche in simulcast (un po’ di telecronaca da un campo, un po’ di telecronaca dall’altro), esortando gli abbonati a non perderne neanche un minuto. Invito in realtà singolare, considerato che, alla lettera, l’unico modo di non perderne neanche un minuto sarebbe stato di guardare entrambe le partite di seguito, una in diretta e l’altra in differita; mentre il simulcast, con tutta la sua comodità, ha per definizione la conseguenza che ci si perde grossomodo metà di una partita e metà dell’altra – quello che un dì si chiamava “periodo non collegato”. Il tempo ha dunque smesso di essere una serie ordinata di eventi ed è diventato piuttosto un accavallarsi di emozioni immediate, in cui quella più intensa prevale sulle altre e le oblitera. Nel primo caso, “non perdere neanche un minuto” significava infatti seguire la successione completa dei fatti; nel secondo, significa invece evitare il rischio di attardarsi a guardare un campo quando qualcosa di interessante accade sull’altro. Il motore del vecchio approccio era la curiosità, un’inesausta sete di conoscenza che induceva a osservare quanto più era possibile; quello nuovo è invece mosso da una pretesa inquieta, l’ossessiva rivendicazione del diritto a non annoiarci mai, unita al costante terrore di scoprire che avremmo potuto annoiarci di meno.