L’Australia vieta i social ai minori. E i minori ignorano il divieto

Sei mesi dopo la stretta, l’80 per cento degli under 16 continua a usare le piattaforme. I limiti delle restrizioni legislative, la profondità della dipendenza digitale e un'unica alternativa possibile

26 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 12:33
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A dicembre l’Australia ha proibito l’utilizzo dei social network ai minori di sedici anni, ottenendo lo straordinario risultato che, sei mesi dopo, l’ottanta per cento dei minori di sedici anni continua a utilizzare i social network. Metà di loro lo fa accedendo al proprio profilo come al solito e scrollando come se fosse ancora il 2025, mentre gli altri si sono ingegnati nel trovare metodi alternativi di accesso per aggirare il divieto. Questi dati – che derivano da uno studio comportamentale i cui risultati sono appena stati resi pubblici – dimostrano come qualsiasi legge si infranga immancabilmente contro la volontà, poiché la legge è astratta e impersonale, mentre la volontà è pratica ed egoistica. Confermano inoltre che il miglior espediente per fomentare un costume è proscriverlo, poiché in condizioni normali, prima del divieto, nessun utente grande o piccino si sarebbe lambiccato a escogitare stratagemmi arzigogolati per continuare indefesso a nutrirsi di balletti su TikTok. Lasciano altresì toccare con mano l’estensione e il radicamento della dipendenza in cui i social network hanno ci hanno cacciati, sotto e sopra i sedici anni. Infine, e soprattutto, le grame notizie provenienti dall’Australia non lasciano scampo a chiunque miri ad arginare il fenomeno attraverso limitazioni, verifiche, normative e responsabilizzazioni. Chi vuole impedire l’utilizzo dei social network ha di fronte un’alternativa secca: o li chiude o si rassegna.