Ceci n'est pas una scarpa. Quando l'illusione plasma la realtà

C'è una nuova moda in circolazione, quella di calzare scarpe che consentano di camminare a piedi nudi. La verità è soltanto ciò che ci illudiamo che sia, e costa anche carissima

19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:42
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Vi segnalo che i podologi sono preoccupati dalla moda di calzare scarpe che consentano di camminare a piedi nudi: da qualche tempo, infatti, la moda femminile propone modelli che constano di fatto della sola suola, modelli che fasciano il piede in una diafana rete, modelli ridotti al solo tacco legato alla caviglia, modelli che sembrano l’impronta del calco tratto da un feticista timido. L’apparente contraddizione – che agita gli specialisti del piede per gli effetti tanto igienici quanto posturali – dovrebbe preoccupare anche economisti e filosofi.
Agli economisti la moda delle scarpe prive degli elementi costitutivi delle scarpe dimostra che, nonostante tutto, aveva ragione Marx: a costare non è la merce bensì la forza lavoro, e fabbricare una scarpa priva di tomaia e fodera, oppure di pontale e gambetto, richiede un impegno superiore al fabbricarne una completa di ogni sua parte, poiché si agisce per levare e si impiega più tempo, e ciò richiede più denaro.
Quanto ai filosofi, be’, poverini: hanno passato gli ultimi duemilacinquecento anni a interrogarsi su cosa costituisca gli oggetti, cioè quali elementi rendono vero che un oggetto sia quell’oggetto, e adesso le grandi case di moda sbattono loro in faccia l’evidenza che una scarpa è tale anche se priva di tutto ciò che costituisce una scarpa, che insomma è una scarpa anche una non-scarpa, purché chiunque la calzi sia convinto di indossarne una. Da ciò si scorge innalzarsi una triste conseguenza generale, ben al di sopra del livello delle nostre estremità inferiori: la verità è soltanto ciò che ci illudiamo che sia, e costa anche carissima.