C'è chi guarda le stelle e chi mette il naso in un minerale cavo

Le tele di Paolo Veronese e una mostra di Marina Abramović insieme, nella stessa sala delle Gallerie dell'Accademia a Venezia: l'occasione giusta per ripensare a un soave sonetto di Giuseppe Gioachino Belli

12 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 14:24
Immagine di C'è chi guarda le stelle e chi mette il naso in un minerale cavo

Foto Ansa

In un soave sonetto del 1834, “Lo stroligo” ovvero l’astrologo, Giuseppe Gioachino Belli comparava le diverse ambizioni di chi scruta il cielo e chi le buche in terra. “Va’ in d’una strada, indove sce se fa / cquarche gran scavo in de la terra, e ttu / vedrai che gnissuno sa ppassà / si nun z’affaccia e ssi nun guarda ggiù”. Mi è venuto in mente l’altro giorno a Venezia, perdendomi nelle Gallerie dell’Accademia e scoprendo che, nella sala dedicata alle tele di Paolo Veronese, era ospitata altresì una mostra di Marina Abramović, contenente altresì oblunghe sculture di minerali cavi. “Che consiste sta gran curiosità? / Nun è la terra ggiù come che ssu? / Cosa spera la ggente in quer guardà? / Che sse scopri er burrò dde Bberzebbù?”.
Nello specifico, esattamente di fronte allo “Sposalizio mistico di santa Caterina”, era collocato uno di questi singolari oggetti, il cui oscuro pertugio attirava i visitatori più del luminoso quadro per cui avevano comunque pagato il biglietto. “Ma cquest’è er peggio ch’io nun zo ccapì, / che ssibbè nnun c’è un cazzo da vedé, / invetrischeno l’occhi, e stanno llì”. Ragion per cui, mentre io restavo estasiato dinanzi al quadro del Veronese e alla sua vertiginosa prospettiva, col naso sollevato verso le nuvole dipinte da sotto in su, arretrando dovevo stare attento a non cozzare contro il deretano di quelli che, dando le spalle alla tela e a santa Caterina e allo sposalizio mistico e al cielo, si chinavano configgendo il naso nella scultura onde scoprire che dentro quella cavità non c’era un bel niente. “Er monno dunque è ppiù cojjon de me, / che mme ne sto su sta loggetta, e cqui / gguardo in cielo le stelle e cquer che cc’è”.