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Quella pretestuosa polemica sui bengalesi alle elezioni comunali di Venezia
Hanno la tessera elettorale in mano senza dare l'impressione di sapere cosa stia accadendo e ricevono istruzioni su come e dove mettere la crocetta? Nessuno scandalo: presentarsi al seggio in una spensierata incapacità di intendere e di volere, in Italia, è tradizione radicata da più di un secolo

Foto ANSA
La nuova smania della politica italiana sono i bengalesi alle elezioni comunali di Venezia: sia il gran numero di elettori acquisiti che posa giulivo con la tessera elettorale in mano e l’abito della festa, ma senza dare l’impressione di avere ben presente cosa stia accadendo di preciso, sia il paio di candidati inseriti nelle liste del centrosinistra e che non sembrano offrire maggiori garanzie rispetto alla base che rappresentano. Grande scandalo hanno destato le istruzioni ai bengalesi su come e dove mettere la crocetta su quel misterioso oggetto pieghevole che viene consegnato loro una volta che si presentano al seggio. Ebbene, la polemica è del tutto pretestuosa.
Già all’inizio del XX secolo, in Italia, l’elettorato attivo era stato esteso ad amplissime fasce di una popolazione in larga parte analfabeta, sia pur con alcuni distinguo. Nel secondo dopoguerra, il suffragio universale ha fatto crescere esponenzialmente il numero di italiani che votavano senza sapere bene cosa stessero facendo o perché: innumerevoli sono stati i casi, nel corso della prima repubblica, di elettori incapaci di tenere una penna in mano, cui veniva quindi consegnato un prontuario da ricalcare supinamente. All’epoca delle preferenze si ricorse all’indicazione dei candidati con dei numeri, così da non mandare in confusione un copro elettorale meno avvezzo all’ortografia che alle estrazioni del lotto. Ancora nella seconda repubblica i partiti facevano a gara per inserire il proprio simbolo in uno degli angoli della scheda, così da rendere più facile scovarlo a elettori che altrimenti non avrebbero saputo dove posare la matita copiativa. E la presunta terza repubblica? Ricordo distintamente interviste-trabocchetto in cui candidati alla Camera o al Senato rivelavano di non sapere quanti fossero i membri della Camera o del Senato; senza contare che buona parte degli italiani vota tuttora alle elezioni politiche convinta di star scegliendo il governo anziché i parlamentari. Presentarsi al seggio ed esercitare il diritto di voto in una spensierata incapacità di intendere e di volere, in Italia, è tradizione radicata da più di un secolo; quando si tratta di votare, siamo molto bengalesi anche noi.