di Antonio Gurrado
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David LaChapelle andrebbe esposto al duomo di Milano
Tutti i motivi per cui la Chiesa avrebbe dovuto accettare che le opere del fotografo newyorkese fossero esposte gratuitamente (e tutti quelli per cui non l'ha fatto)
di
26 AUG 22

"I miracoli" di David LaChapelle, via Ansa <br />
Perché David LaChapelle è esposto al Mudec? Ovviamente non questiono il fatto che le opere del fotografo newyorchese siano in mostra al grande museo milanese delle culture: “I believe in miracles” è bellissima e ben curata, andate a visitarla, c’è tempo fino all’11 settembre. Mi lascia perplesso invece che quei capolavori siano confinati in un museo e fruibili solo a visitatori volontari e paganti, quando invece avrei voluto che si trovassero nelle chiese di Milano, a disposizione delle anime di tutti.
Le opere di LaChapelle traboccano di sacro, i corpi che ritrae racchiudono la perfezione del creato e la disperazione dell’umano; le scene di Gesù che appare nei bassifondi sono più efficaci di interi volumi di omelie del cardinal Martini; la colonna sonora che ha scelto – “Revelations” di Daphne Guinness – ascende al cielo molto più di tutte le canzoncine che abbiamo sentito a Messa negli ultimi cinquant’anni.
E allora perché sta al museo e non in chiesa? Sarà perché LaChapelle è omosessuale; ma la Chiesa un tempo non si è fatta scrupolo di commissionare opere a Caravaggio, che era un assassino. Sarà perché LaChapelle è costoso; ma la Chiesa un tempo non temeva che i fedeli ne criticassero lo sfarzo, quando si trattava di esaltare Dio nella bellezza. Sarà perché LaChapelle è famoso; ma la Chiesa un tempo conquistava gli intelletti più eccelsi, non si ripiegava accontentandosi di una conventicola di dilettanti da oratorio. Sarà perché LaChapelle è cattolico e crede nei miracoli; ma la Chiesa, un tempo, non se ne vergognava.