di Antonio Gurrado
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Usare l'inglese è il miglior contrappeso all'italiano astratto delle università
Anche quest'anno i progetti di ricerca universitari devono essere presentati esclusivamente in lingua inglese. C'è che si lamenta, ma almeno si eliminano così tanti giri di parole
di
14 JAN 21
Ultimo aggiornamento: 06:02 PM

Sul Corriere della Sera Paolo Di Stefano lamenta che, anche quest’anno, il Ministero dell’Università esiga che siano presentati esclusivamente in inglese i progetti di ricerca candidati a cospicui finanziamenti (per gli amici, i Prin). La sua argomentazione è sensata e fa leva su quanto teme anche l’Accademia della Crusca, ossia l’annientamento del plurilinguismo, la riduzione dell’italiano a dialetto e l’estinzione del linguaggio scientifico nostrano. È vero; ma è vero anche che l’inglese è un grande setaccio. Non ricordo chi proponesse di disfarci delle contraddizioni e delle ambiguità della legislazione italiana traducendola integralmente in inglese: fate quest’esercizio, non dico anglicizzare i passi dei Dpcm che parlano di “congiunti” o di “rime buccali” ma già solo l’articolo 1 della Costituzione. Vedrete che, dopo aver vanamente girato le parole fra le mani, deciderete di far cadere quelle che esprimono concetti oscuri o astrusi (“a democratic republic based on work”) accorgendovi che, alla fine, sono superflue.
L’inglese, lingua pragmatica, è il miglior contrappeso ai fumi astratti in cui l’italiano delle università si rifugia spesso e volentieri. Un problema della ricerca in Italia è che – mentre nel mondo anglosassone prima viene definito un progetto e poi si cerca il finanziamento adatto – qui sovente si cerca di mettere insieme progetti ad hoc per rispondere a bandi per finanziamenti, quindi non di rado (specie nel settore umanistico) si fa leva su giri di parole che vogliono dire tutto e niente, per tenersi sul vago e sperare in bene. In inglese non si può, o quanto meno è molto più difficile, e i rischi che il trucchetto venga scoperto sono molto più elevati. Infine, e soprattutto, per redigere un articolato e ambizioso progetto di ricerca in inglese è necessario sapere l’inglese. Sarebbe già qualcosa.
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