La libertà di Kyiv e i progressisti che svendono l’anima sulle bancarelle dell’usato

20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:14
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Foto ANSA

Smettiamo di finanziare e soccorrere l’Ucraina, pagheremo di meno gas e petrolio russi: è la politica a caccia di consensi accompagnati dall’ultima ventata di valori. Stiamo zitti davanti a una sinistra che soffia sul fuoco dei conflitti sociali nostrani per plasmarli a molotov e sprangate contro il governo. Il neofascismo dimostrerà di non saper governare la sicurezza e tutto diventerà più semplice: un voto alla sinistra che soffia sui fuochi basterà per spostare in cantina la destra ignorante e balorda. Fine dei disordini e confronto democratico riavviato. Sarà anche merito dei nuovi gilet gialli di Milano, la saracinesca abbassata sulla libertà di Kyiv già sbarrata nel nome della Resistenza, dell’Anpi, dei Conte, dei Landini, dei Fratoianni, dei Bonelli e degli altri geniali utopisti di questa minchia.
Ma tu guarda: gli stessi che gargarizzano sugli ebrei ogni Giorno della memoria, mentre auspicano l’eliminazione dei sionisti (in comunione coi coloni maledetti di Ben Gvir) negli altri 364 giorni. Ma basta, finalmente, con la luminosa moralità dell’Uomo Nuovo con cui si provò a entusiasmarci, prima, salvo scassarcela lungo gli ultimi ottant’anni. I marrazzoni fatti in casa, progressisti per nascita e pedigree, da tempo sono freneticamente impegnati a svendere l’anima sulle bancarelle dell’usato.