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“Ranucci sarà il Vannacci del campo largo”
A corto di idee, sbircio una letterina di Minuz sul Foglio ed ecco fatta la rubrica. Date a lui quei due copechi che date a me e rifaccio così domani
5 SET 26

Sbevazzo un bicchiere senza che per una volta alcuno osi avvisarmi: “No, che ti uccide!”. Mangio prosciutto e melone cucinati dalle cuoche, corro al pisolino ristoratore, un’oretta, mi sveglio, urlo supplicando un caffè, poi è finita: la sigaretta. Sono le 17 e 55, tocca scrivere la ciabatta sul Foglio. Manco il sospiro di un’ideuzza.
Di Gad non ne posso più io da un quinquennio, figuriamoci lui. Travaglio, tuttora sveglio, pare in declino irreversibile. Ranucci non può ottenere che congratulazioni per essere scampato allo Tsunami indonesiano, alla frana del Nepal e alla Rai. Di geopolitica non intendo parlare perché non passa da cazzate come questa rubrichetta l’autorevolezza di un monumento come Limes. L’ora è tarda, non ho visto i giornali. Poi sbircio sul Foglio una letterina: “Ranucci sarà il Vannacci del campo largo”, Andrea Minuz. Avevo pensato l’identica cosa. Grazie, date a lui quei due copechi che date a me e rifaccio così domani.
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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.
