“Ranucci sarà il Vannacci del campo largo”

A corto di idee, sbircio una letterina di Minuz sul Foglio ed ecco fatta la rubrica. Date a lui quei due copechi che date a me e rifaccio così domani

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Sbevazzo un bicchiere senza che per una volta alcuno osi avvisarmi: “No, che ti uccide!”. Mangio prosciutto e melone cucinati dalle cuoche, corro al pisolino ristoratore, un’oretta, mi sveglio, urlo supplicando un caffè, poi è finita: la sigaretta. Sono le 17 e 55, tocca scrivere la ciabatta sul Foglio. Manco il sospiro di un’ideuzza.
Di Gad non ne posso più io da un quinquennio, figuriamoci lui. Travaglio, tuttora sveglio, pare in declino irreversibile. Ranucci non può ottenere che congratulazioni per essere scampato allo Tsunami indonesiano, alla frana del Nepal e alla Rai. Di geopolitica non intendo parlare perché non passa da cazzate come questa rubrichetta l’autorevolezza di un monumento come Limes. L’ora è tarda, non ho visto i giornali. Poi sbircio sul Foglio una letterina: “Ranucci sarà il Vannacci del campo largo”, Andrea Minuz. Avevo pensato l’identica cosa. Grazie, date a lui quei due copechi che date a me e rifaccio così domani.