Berlusconi, le ragazze e i bacchettoni

Da una frase del processo Ruby ter, un affondo contro il moralismo che ha accompagnato per anni il caso Berlusconi: tra magistratura, stampa e doppi standard, noi continuiamo a indignarci a targhe alterne

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Foto LaPresse

Viva Nicole Minetti. Viva la magistratura. La Procura generale di Milano. Viva il No al Referendum. Viva il Quirinale. La grazia. E viva pure quell’orrendo Csm dal naso costantemente ficcato nelle più mediocri convenienze della corporazione. E’ che il Fatto, l’altro giorno, ha scritto: “Processo Ruby ter, i difensori: ‘Silvio Berlusconi andava a troie per generosità’”. Firmato, Silvia Lucchesi. Mordace, spiritosa, acuta. Ma consenta ai maiali tipo me, giovane signora Silvia, una modesta osservazione su quei tempi mesozoici che lei ancora tritura: mai pensato che Berlusconi andasse con le ragazze (da voi chiamate troie) nello stesso modo, solo molto più generoso, in cui ci andavano escludo suo marito, escludo il fidanzato, figurarsi papà e non parliamo di nonno, ma non potendo escludere il 99,9 per cento degli italiani, compreso, vedi mai, un cugino alla terza del direttor virtuoso? Travaglio Marco, che senza un Montanelli o un sacro Biagi a fare da semafori (vite lampeggianti, spese tra bordelli reali prima, imperiali dopo) ancora negherebbe di sapere da quale punto della patta gli emerga il pistolino? Dica lei. Che dovremmo fare noi, signora cara? Lasciar perdere? Provare a risultare meno taccagni dei mignottari su cui, pungolata da un direttore mirabile, senza nessun se, lei trova assai virtuoso versare secchi di stima?