L’ombra di Alemanno e di Vannacci sul centrodestra capitolino

Sin dalla sua uscita dal carcere, l’ex sindaco è diventato un motore instancabile del partito guidato dal generale. Il quale sa bene di poter contare su una potenziale vetrina politica senza precedenti

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Foto ANSA

Le elezioni per il rinnovo della consiliatura capitolina si avvicinano e, a oggi e nonostante gli altisonanti proclami estivi, il centrodestra non ha espresso un candidato ufficiale. In queste ore si rincorrono i nomi di Roberta Angelilli e di Fabio Rampelli, due nomi di peso ma che non potrebbero essere tra loro più distanti, rappresentando nei fatti due anime diverse di Fratelli d’Italia. E mentre Forza Italia e Lega invitano ad accelerare il processo di scelta, da via della Scrofa si temporeggia ancora. Eppure c’è una lunga ombra che aleggia sulla Capitale e sul destino del centrodestra, ed è quella di Gianni Alemanno. Sin dalla sua uscita dal carcere e dall’abbraccio, metaforico e reale con Roberto Vannacci, l’ex sindaco è diventato un motore instancabile del partito guidato dal generale.
Meno esposto dell’europarlamentare, che ormai segue la strategia della provocazione continua per permanere sotto i riflettori e continuare così ad abbronzarsi mediaticamente, Alemanno in questi ultimi mesi si è mosso in lungo e in largo per l’Italia, organizzando, attirando ex militanti e imprenditori, dirigenti politici e simpatizzanti. Terminale di un crescente interesse, non c’è alcun dubbio che la destra sociale di Alemanno sia divenuta l’infrastruttura portante di un partito altrimenti alle prese con non poche turbolenze interne e di cui a oggi è senza dubbio alcuno l’anima più organizzata e forte. E si tratta di un’anima che pur operativa in Veneto, in Lombardia, in Toscana e in varie altre regioni italiane, ha il proprio cuore a Roma. A Roma infatti la piattaforma della destra sociale rappresenta l’humus che accomuna praticamente tutte le destre partitiche, da quella di FdI alla Lega arrivando appunto a Futuro Nazionale. Senza contare che la traiettoria politica di Alemanno, unico sindaco di destra della storia recente della Capitale, si è intersecata con quella di moltissimi esponenti politici oggi figure di rilievo dei partiti del centrodestra.
I cinque anni di amministrazione Alemanno hanno infatti agglomerato e unito, in vari ruoli, politici che oggi militano in FdI o nella Lega. Non solo gli eletti, ma quadri e semplici militanti. Tutto quel mondo non emerso e non visibile ma che conduce l’azione politica su base quotidiana, sui territori. Proprio grazie ad Alemanno e al suo radicamento romano, Vannacci sa bene di poter contare su una potenziale vetrina politica senza precedenti; la campagna elettorale per Roma Capitale, infatti, lungi dall’essere viatico per una mera elezione comunale è un momento di confronto inevitabilmente destinato ad assumere valenza nazionale. Ne consegue, e a via della Scrofa lo sanno molto bene, che Alemanno e i suoi possono portare avanti un’opera instancabile di logoramento della base capitolina di Fratelli d’Italia, ambendo a portare via esponenti, iscritti e soprattutto voti, imitando quanto già fatto a livello nazionale da Vannacci in danno della Lega.
In questo quadro, la scelta del candidato del centrodestra non sarà più solo una sfida a Roberto Gualtieri ma assumerà il volto di una battaglia politica anche contro la destra radicale: una candidatura debole rischierebbe quindi di far orientare l’elettorato capitolino che da sempre guarda a una certa destra sociale verso Vannacci e di zavorrare il centrodestra a livello nazionale, gonfiando il vento nelle vele della nave di Vannacci e di Alemanno. D’altronde il precedente della candidatura di Enrico Michetti, con un Carlo Calenda arrivato al diciannove per cento anche grazie ai delusi del centrodestra, dovrebbe far risuonare bello nitido il campanello d’allarme per Giorgia Meloni e per sua sorella Arianna, la quale, nonostante alcune indiscrezioni, difficilmente accetterà di correre per la carica di sindaco. Sbagliare candidatura, giocando a perdere in maniera scoperta, rischia di presentare un conto assai salato, anche a livello nazionale.