Lo scopo del dossieraggio di Viganò? “Il Conclave!”

La Gran Sottana

Che fa, come Viganò?, chiedo al cardinale che mi dice “non mi chiami, mi faccio vivo io”, mentre su Roma si prepara il diluvio universale (non metaforico, ma reale e fatto di saette, lampi, tuoni ed ettolitri di pioggia). “No, ma è meglio così”, risponde lui pur tranquillo. Ci si vede il giorno dopo, pomeriggio tardo. Argomento d’obbligo è il comunicato dell’ex ambasciatore del Vaticano in America che ha sconvolto la chiesa. Il cardinale aspetta che la gentile suora esca dal salottino, dice che “per ogni necessità è di là” e poi si mette a parlare. “E’ una bella grana, questa, sì sì”, è la sua frase d’esordio.

 

Sostanzialmente, l’interlocutore ammette in qualche modo che il filo del discorso di Viganò regge, anche se a suo dire il “comunicato” è scritto male ed è debole perché “dice tanto e lo fa in maniera forte, poi però non porta neanche una prova a sostegno di quanto afferma”. Il cardinale è convinto che il dossier non sia che il primo passo di una nuova stagione di serpenti e veleni, alcuni noti altri ancora nascosti nell’ombra, “magari anche nella cerchia ristretta dello stesso Santo Padre”. Ma l’obiettivo qual è, eminenza? “Il Conclave”, risponde subito: “Diceva un mio vecchio superiore in curia che le manovre per il Conclave iniziano un minuto dopo che il Papa è eletto, quindi si immagini di cosa stiamo parlando. Solo che stavolta mi pare che la faccenda sia andata troppo oltre, una volta certe discussioni (chiamiamole così) restavano circoscritte al desco di qualche cardinale. Adesso si butta tutto in piazza e con una violenza che mi sconvolge. Per fortuna io in Sistina, quando sarà, non c’entrerò. Ma il clima è da togliere il fiato”.

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