Capitale con vista. Signore inglesi che salvano il turismo

Simonetta Sciandivasci

Roma. La buona notizia è che di immondizia, nutrie circensi, Tevere malandato, mezzi claudicanti e tutte le altre sfumature del degrado romano, ormai genere letterario, i turisti, almeno prima di arrivare, non sanno niente. O, se lo sanno (di solito perché lo hanno sperimentato), se ne fregano e tornano lo stesso, perché omnia vincit Roma, naturalmente, ma pure perché si fidano del passaparola: e questa è la cattiva notizia, la voce del popolo è mobile. Il turismo non risente delle congiunture (quelle del degrado, almeno) e, quando non segue un moto inerziale, procede grazie alla buona volontà e reputazione dei singoli operatori. “Trovo che Roma sia bellissima e faccio di tutto perché lo sia anche per i miei clienti, evito di portarli dove so che farebbe una brutta figura, la scorsa settimana ho accompagnato una famiglia al Celio, abbiamo trovato così tante schifezze che ho deciso di evitare quel tratto d’ora in avanti. Persino il Colosseo sta diventando impraticabile”, dice al Foglio Agnes Crawford, chiccosa guida turistica inglese, a Roma da quasi vent’anni. Quando arrivò in città (era il 2001, in Campidoglio esordiva Veltroni), si era appena laureata in architettura, intendeva restare qualche mese per imparare l’italiano, tornarsene a Londra e tentare un dottorato. Invece, s’innamorò di Roma e di un romano, si mise a insegnare inglese, decise di restare, sposarsi e creare pacchetti turistici, personalizzati e ricercati, per famiglie o piccoli gruppi (il suo sito è una miniera anche per i non turisti, si chiama Understanding Rome e, vista da lì, la nostra è inappellabilmente la capitale più bella del mondo). Di quella città le mancano molte cose, soprattutto l’estate romana: “Una volta capitai davanti all’Arco di Costantino: ci stavano proiettando sopra il Napoleone di Abel Gance, un’orchestra suonava l’accompagnamento dal vivo, fu indimenticabile”. Ora che non ci sono più quelle estati, dove manda i suo clienti? “Ci vuole fantasia, la città è diventata noiosa, a parte l’Opera a Caracalla, qualche concertino e cinema all’aperto non c’è niente”.

 

Dell’idea di un’eventuale interruzione delle domeniche gratuite al museo cosa pensa? “Non mi penalizza: non ci ho mai portato i miei clienti perché le file erano troppo lunghe, ma la trovo un’idea pessima. I musei inglesi statali sono tutti gratuiti, sempre”. Il Comune assiste attività come la sua? “Mi servirebbero delle agevolazioni per ampliarmi, creare un’agenzia, dare lavoro: ne ho molto, sempre di più, specie da quando il New York Times ha parlato di me, ma è troppo dispendioso e non ho le competenze per farlo. Basterebbe che il Comune intervenisse in questo senso, con aiuti concreti a piccole attività come la mia: sarebbe un investimento ottimo per la città”. Roma tradisce le aspettative di chi la visita? “Mai. E’ imbattibile. In molti, però, restano sconcertati dall’incuria, dall’abbandono. Eppure, tornano. Alcuni, ormai, lo fanno ogni anno e io, tutte le volte, ho qualcosa di nuovo da proporre: Roma è inesauribile”. Ci salverà l’amore degli stranieri.

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