L'asse europeista tra Lione e Milano

Maurizio Crippa

L'incontro tra il sindaco Sala e il sindaco Collomb è qualcosa di più di un sì alla Tav: è l’Europa

Il sindaco di Milano e il sindaco di Lione a favore della Tav, senza se e senza ma. E soprattutto, non a favore “della Torino-Lione”, come ha detto ieri Beppe Sala, ma di “una infrastruttura decisiva per lo sviluppo e anche simbolica per l’Europa”, come ha detto Gérard Collomb. Ieri mattina, Sala Alessi di palazzo Marino. Bene ha fatto il sindaco di Milano a invitare – per un confronto e per un incontro con la stampa e con alcuni importanti stakeholder presenti in salone – il suo collega francese. Bene da un punto di vista istituzionale, perché era il primo incontro tra due amministratori di livello italiano e francese dopo la crisi diplomatica culminata con il richiamo dell’ambasciatore a Parigi.

 

Inoltre, l’incontro promosso da Sala fa da apripista al vertice della settimana prossima a Versailles, dove si incontreranno Confindustria e Medef, assieme a Giovanni Tria e Bruno Le Maire, sperando di riavviare la macchina politico-economica-europeista che il governo gialloverde ha malamente inceppato (“Questo di oggi è un atto di opposizione non mio, ma di Milano”). Bene ha fatto, anche sotto il profilo politico, perché è un segnale di scossa anche per una opposizione che anche sul tema della Tav sembra marcare il passo, e assistere attonita ai disastri che Toninelli e soci stanno facendo.

 

Sala, a nome non soltanto di una città che “ha la sua forza e la sua prosperità nell’apertura”, ma di un paese che può e deve trovare forza nella stessa dinamica europea e internazionale, ha detto chiaro e tondo di essere “molto deluso” da questo governo: “Se andiamo avanti così saremo nella serie B dell’Europa, la serie B dei diritti, della crescita e delle opportunità”. E la Tav è un punto chiave per rimanere in serie A. Perché la Tav, ha ricordato, è una infrastruttura decisiva che ci connette all’Europa, e quello che serve all’Italia è la connessione, non l’isolamento.

 

Ha accennato, anche, al fatto che nei nuovi fondi per le infrastrutture dell’Unione europea per i prossimi anni proprio per la mobilità c’è la possibilità di fare un salto in avanti enorme, ma c’è un però: “Non è vero che ‘tanto le Commissioni cambiano’. Le amministrazioni, come gli stati, hanno memoria lunga, ed è giusto che sia così. Se l’Italia darà dimostrazione di essere inaffidabile in quest’occasione, questo giudizio negativo peserà anche in futuro. Stanno giocando non solo con la Tav, ma con lo sviluppo futuro del paese”.

 

Collomb, che è convinto della necessità dell’opera tanto quando il suo collega – “Non si tratta di una infrastruttura tra due città, ha detto, ma di un pezzo essenziale di una rete di 50 mila chilometri che connettono l’Europa” – ha mostrato ottimismo: “Credo che Macron non voglia bloccare la costruzione della Tav. Ieri ho parlato con la ministra dei Trasporti Elisabeth Borne e mi ha detto che c’è la volontà di fare tutti i lavori necessari a livello francese. E’ prevista una programmazione nel tempo ma ci sarà”. “Siamo in presenza di una tendenza alla decrescita: in Italia c’è una crescita bassissima, in Francia potrebbe andare meglio e anche in Germania c’è questo tipo di tendenza – ha concluso”.

 

C’è il tema delle città, cioè dell’Europa stessa, nel dialogo tra i due primi cittadini di due città europee importanti per economia, cultura, storia. “Quando ho detto che avrei fatto questo incontro per la Tav – ha detto Sala – qualcuno mi ha scritto: ma occupati di Milano invece. Ecco, questo è non capire che occuparsi di aprire, mettere in relazione le città è esattamente occuparci di noi, dei nostri figli, del lavoro, di tutto. Le città, in tutto il mondo, sono il luogo dove tutti vogliono vivere. In Europa abbiamo la caratteristica unica che non sono megalopoli, ma una rete. Ma questa va sviluppata”. Collomb, ricorda anche Leonardo, il Rinascimento: è da città aperte e progredite e collegate che è nata l’Europa. Questo è il futuro. Forza Tav.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"