E’ pronto,
Vincenzo Spadafora, ex ministro nel governo Conte II, fondatore dell’associazione Primavera e componente della piccola galassia riottosa al centro del centrosinistra.
Pronto a correre alle primarie, dice, “anche se ho fatto di tutto per evitarlo”. Intanto, lunedì 9 novembre, Spadafora sarà alla Camera di Commercio di Roma, alle 18, “per illustrare le proposte che avremmo presentato al tavolo del campo largo, se non ci avessero escluso in nome del principio ‘fuori chi non ha rappresentanza parlamentare’. Una scelta che non capisco a livello politico: non dovremmo includere, ascoltare?”. Il primo strale va dunque alla segretaria dem Elly Schlein, al leader M5s Giuseppe Conte e ai dioscuri di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Sempre il 9, infatti, Spadafora andrà davanti al Nazareno, alle 16, “per un presidio e per accendere i riflettori su un fatto: l’ultima volta che il centrosinistra ha vinto le elezioni è stato nel 2006, con Romano Prodi, e con 25 mila voti di scarto. Ecco, andremo sotto alla sede del Pd con uno striscione con sopra scritto ‘io conto’. Ogni voto è importante”.
Ricapitolando: Spadafora aveva proposto la Costituente delle forze del centro. Aveva proposto la lista unica per il centro. Aveva evidenziato l’assurdità dei veti reciproci. Invano.“E allora, a questo punto, se devono essere primarie aperte, che lo siano. Non primarie a chiamata, in cui ciascun leader si sceglie un concorrente”. Come concorrerebbe Spadafora? “Mi presenterei con la mia esperienza di ex ministro ed ex presidente Unicef, ma resto testardamente unitario: spero non serva, alla fin fine, la mia corsa”. Rinuncerebbe, Spadafora, a patto che si facesse un triplice passo indietro: suo, di Ernesto Maria Ruffini, leader di Più Uno, e di Alessandro Onorato, leader di Progetto civico. “Guardiamoci in faccia: in tutti i sondaggi i nostri soggetti restano inchiodati allo zero virgola, al di sotto dell’1 per cento. E, in un momento così difficile per il paese, con il centrosinistra in difficoltà, trovo il dibattito su Matteo Renzi incomprensibile. Lo dico da persona che non gli ha mai risparmiato critiche. Renzi è un leader politico che fa una tenace opposizione al governo Meloni ed è già nel centrosinistra, con percentuali superiori alle nostre. Il suo 2,5 per cento rappresenta un milione di elettori: vogliamo mettere il veto a questo elettorato? Facciamo un passo indietro, ripeto, e questo non vuol dire che il nostro lavoro sia stato inutile, anzi”. Onorato dice che andrà alle primarie e poi si vedrà, a meno che non nasca un soggetto unico, ma non quello di Renzi. “Onorato ha fatto un lavoro necessario per mettere insieme i civici, Ruffini per riportare in prima linea la vecchia guardia prodiana, noi per coinvolgere il mondo delle professioni. Ma onestà vorrebbe ora che uscissimo dalla nostra bolla: nessuno di noi ha sfondato oltre il circuito del mondo già vicino alla politica. Ci vuole un atto di generosità”. C’è chi teme di essere annesso da Renzi. “Renzi non ha mai escluso di partecipare alla costruzione di un altro soggetto”.
Il punto è anche: chi deve guidare il centro unito? Spadafora non fa nomi, ma dice: “Se si procede lungo la strada dell’unità, un paio di nomi si paleseranno”. E perché ora no? “Di fronte a questo panorama, chi rischierebbe di esporsi?”. Ruffini parla di unirsi prima sui temi, poi sui nomi. “C’è già un tavolo del campo largo da cui siamo esclusi. Vi pare possibile che, una volta seduti, ci si possa alzare e andarsene se qualcosa non piace?”. Ci sono anche Più Europa, con Riccardo Magi, e Renzi. Il leader può essere uno di loro? “No, serve un nome diverso che rappresenti tutti. Intanto, dal voto Usa si può trarre una lezione: la diversità può essere una risorsa. Se qui non la smettiamo, rivince il centrodestra”. Lo dice, da fuori, anche il leader di Azione Carlo Calenda. “Calenda ha fatto una scelta poco utile al paese: tifa perché si perda per poter essere determinante. In questo momento bisogna prendere posizione. O di qua o di là”. Lui, Spadafora, lunedì sarà intanto là, sotto la finestra di Elly Schlein. E ai compagni del centro dice: “Autoconvochiamoci, c’è ancora tempo per poter marciare uniti”.