Politica
Il campo sinonimo •
Reddito, patrimoniale e armi entreranno nel programma del centrosinistra (con un altro nome)
Il Pd accetta il reddito di cittadinanza chiesto da Conte, ma trova il modo di chiamarlo diversamente. E tra patrimoniale, armi all’Ucraina e alleanze, il programma del campo largo rischia di diventare un interminabile esercizio di equilibrismo linguistico
4 NOV 26

(Foto Ansa)
Apprendiamo dal Corriere della Sera che il Pd ha deciso di accettare nel programma il “reddito di cittadinanza” che chiede Giuseppe Conte, oltre a tutto il resto. Ma sapete come lo chiamano? “Forma di sostegno al reddito per chi non lavora ma anche per pensionati e giovani precari con una particolare attenzione a che non ci siano truffe”. Testuale. Il Nazareno, nella sua immensa saggezza politica, ha evidentemente deciso di ricordarci che oggi viviamo tutti in un mondo di eufemismi. Per esempio, adesso l’uomo che vi sotterra si chiama necroforo. Tutti, tranne forse la salma, sanno che è un becchino, ma quel nome estroso aiuta a convincere i dolenti che il loro caro in realtà non è morto, si è soltanto assentato per alcuni milioni di anni. Così la “patrimoniale” – a proposito di becchini – quella che Nicola Fratoianni pretende e che secondo Conte invece non funziona e che il Pd troverà il modo di accettare, diventerà probabilmente una “forma di sostegno ai conti pubblici da parte di chi possiede moltissimo ma anche di chi possiede molto, senza escludere del tutto quelli che posseggono abbastanza, purché non si configuri come una patrimoniale e non venga chiamata tassa”.
D’altra parte, come sanno bene al Nazareno, chi si guadagna utilmente la vita ramazzando le strade non è più uno spazzino, bensì un “operatore ecologico”. E il callista è adesso un “podologo”. Il proctologo invece? Lasciamo perdere. Allo stesso modo – e qui è la genialità moderna del Pd – non è difficile immaginare che, dizionario alla mano, anche le armi all’Ucraina troveranno presto una definizione più contemporanea, più consona, più esatta, più adatta al contesto dell’alleanza. Cosa sono i missili, infatti, se non “dispositivi di persuasione a gittata variabile finalizzati alla ripresa del dialogo”? E la contraerea non è forse un “presidio di protezione civile ad alta quota”? Non c’è dubbio. E il tutto, c’è da scommetterci, confluirà in un unico capitolo di programma sottoscritto da M5s, Avs, Iv, Pd e +Europa intitolato “forma di sostegno materiale alla legittima difesa di un popolo aggredito, per chi combatte ma anche per chi negozia, nell’auspicio condiviso che non esploda niente”. Lo stesso “campo largo”, del resto, si è già ribattezzato “alleanza progressista”, ed è solo questione di tempo perché il nome si distenda fino alla sua forma compiuta, ovvero “coalizione progressista ma anche moderata, larga ma anche stretta, aperta a Matteo Renzi ma pure no”. Sarà un successo. Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, ha spiegato che l’obiettivo è avere il programma di coalizione pronto entro sei mesi prima del voto. Non sappiamo bene perché ma temiamo che sei mesi saranno appena sufficienti a leggerlo, questo programma.
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
